martedì 4 agosto 2009

Manuale sull'integrazione degli Immigrati a cura della Commissione Europea

"L’esperienza dimostra che le pratiche per la promozione dell’integrazione sono più efficaci se si basano su un messaggio politico coerente, soprattutto se si considera che l’integrazione degli immigrati non è un «lusso», ma semplicemente un elemento del mandato di un’istituzione nel momento in cui i suoi utenti, membri o operatori, si diversificano sempre più."

Si tratta di un punto delle conclusioni riportate alla fine del primo capitolo del manuale che qui viene riproposta per sottolineare quanto di contraddittorio c'è nel comportamento corrente dei politici nostrani. In Europa non solo accettano ma si fanno promotori di opinioni che, in pratica come governanti ai vari livelli, non sviluppano coerentemente per la necessità di salvaguiardare opinioni, a volte anche minoritarie, nel segno dell'utilità politica.
Di seguito si riporta la prefazione al Manuale redatta da Franco Frattini all'epoca Vicepresidente della Commissione Europea e oggi Ministro degli Esteri

Prefazione
Credo che il presente manuale sarà una fonte d’ispirazione e di idee nuove per tutti coloro che sono alle prese con le sfide e le opportunità dell’immigrazione. La prima edizione del manuale è stata accolta con grande interesse dai responsabili politici e dagli operatori del settore quando è apparsa nel novembre 2004. È stata distribuita in tutta l’Unione europea e ha suscitato reazioni che hanno permesso alla Commissione di capire che stava rispondendo ad un’esigenza reale di condivisione delle informazioni e delle buone pratiche a livello nazionale, regionale e locale. Il manuale è diventato una delle componenti essenziali del
quadro comune europeo sull’integrazione, basato sui principi fondamentali comuni concordati, sempre nel novembre 2004, in sede di Consiglio «Giustizia e affari interni».
La seconda edizione del manuale, elaborata insieme alla rete dei punti di contatto nazionali sull’integrazione, affronta le questioni dell’alloggio e dell’integrazione economica, entrambe di vitale importanza se si vuole che gli immigrati si sentano benvenuti e possano contribuire con le loro capacità e conoscenze alla crescita e allo sviluppo economico dell’UE. Il manuale
prende inoltre in esame il ruolo del «mainstreaming» nel quadro delle politiche di integrazione.
Favorendo il dialogo e la partecipazione, sarà possibile aiutare gli immigrati e i cittadini europei a conoscersi meglio e ad infrangere così pericolose «barriere di diffidenza». Per questo dobbiamo coordinare efficacemente le strutture e i meccanismi creati dai tanti operatori del settore, soprattutto a livello locale. Abbiamo poi la copertura finanziaria per l’integrazione: sentito il Parlamento europeo, il Consiglio ha approvato la mia proposta per la creazione di un Fondo per l’integrazione specifico con un’importante dotazione (825 milioni
di euro per il 2007-2013).
Non apprezzeremo mai abbastanza il valore degli operatori locali, soprattutto nelle città. A livello locale avvengono trasformazioni radicali: le città crescono e le loro popolazioni si diversificano sempre di più, man mano che dal mondo intero giungono immigrati per svolgere quei lavori che la nostra manodopera e la nostra popolazione, che vanno invecchiando, non possono più accettare. Le autorità locali sono le più vicine ai cittadini e le più idonee a dare risposte politiche pronte ed efficaci secondo il principio della sussidiarietà. Per questo
motivo, nell’ottobre 2006, con una conferenza presieduta dal sindaco di Rotterdam, ho lanciato una nuova iniziativa, «Integrating cities», iniziando un riesame delle politiche europee e delle pratiche locali. Da tempo la Commissione è convinta che offrire ai cittadini dei paesi terzi ogni opportunità di partecipazione alla vita della società favorisce il processo di integrazione.
Il processo di integrazione può risultare complesso per i paesi di accoglienza e per i migranti che stanno giungendo in Europa. È pertanto vitale mettere in comune idee e soluzioni vincenti. Mi auguro che, in quanto componente fondamentale del quadro europeo, la seconda edizione del manuale ci aiuterà, come la precedente, a trovare le soluzioni necessarie per assicurare la coesione sociale e la partecipazione attiva alla società di ogni suo singolo membro.


Franco Frattini
Vicepresidente della
Commissione europea
Bruxelles, maggio 2007


Per leggere e scaricare il manuale clicca sul link http://ec.europa.eu/justice_home/doc_centre/immigration/integration/doc/2007/handbook_2007_it.pdf

mercoledì 29 luglio 2009

Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito - Presentazione

Welfare e Crisi
Studio e dibattito su questo binomio che condiziona le scelte, la vita delle strutture e dei servizi socio-assistenziali-sanitari. Presentazione


Poche righe per introdurre gli elementi fondamentali a cui si ispira questo progetto di comunicazione.I presupposti da cui muove appartengono all’analisi politica in senso stretto nei diversi territori italiani. C’è il dato demografico che incalza: da anni si osserva un trend di crescita della popolazione anziana più che proporzionale a quello generale. Il dato all’interno di questo è a sua volta incalzante ed è la consistenza numerica dei grandi vecchi con una situazione sanitaria instabile, affetti da pluripatologie e con consumo di beni sanitari in crescita. L’altro dato preoccupante è quello economico che vede, per lo Stato, l’impossibilità di fronteggiare un trend di spesa crescente per i servizi socio-sanitari a cui, da un certo tempo per la crisi in atto, l’impoverimento delle famiglie sulle quali grava la responsabilità e il disagio.Siamo dunque di fronte a un sensibile cambiamento degli elementi di garanzia del welfare ...
.....

Gli obiettivi sono ambiziosi, ma, se abbiamo un cuore, perché non sognare?
Invito tutti i frequentatori abituali e lettori occasionali del blog a partecipare con osservazioni e suggerimenti.
Grazie e buona lettura... continua..

Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito

Welfare e Crisi (W-&-C)
Le previsioni demografiche

ISTATPrima di qualunque altro approfondimento o analisi relativa ai vari dati relativi all’offerta di servizi è interessante studiare almeno in una certa misura le previsioni demografiche che l’ISTAT mette a disposizione dei ricercatori o anche dei semplici curiosi. Ponendoci a metà tra le due categorie è giusto riconoscere che il presente lavoro pur non aspirando ad un rigore scientifico pari a quello dell’Istituto di Statistica, tuttavia, non è stilato per pura curiosità.C’è l’intento di studiare il rapporto tra il trend della popolazione, l’incidenza degli anziani sul totale e il fabbisogno di servizi. Il tutto confrontato con la verifica, dall’altra parte dei servizi attualmente offerti suddivisi per tipo e quantità. Visto il trend della popolazione è possibile stimare l’incremento del fabbisogno di servizi se lasciamo inalterata l’offerta per tipo e qualità. Così si perviene all’ultimo sforzo di ipotizzare un’evoluzione dei servizi per tipo e qualità per concludere quindi con la definizione di un quadro dell’evoluzione possibile e/o auspicabileL’obiettivo è complesso, dunque bisogna procedere per gradi. Prima di tutto dovremo occuparci del trend previsto per la popolazione

continua..

venerdì 17 luglio 2009

Lettera a Massimo Trespidi

“Le scelte di welfare”
Caro Massimo,
mi rivolgo a te con questo tono confidenziale per assicurare al messaggio la più grande semplicità escludendo ogni formalismo.
Come introduzione voglio sostenere che tutte le scelte politiche che comportano spesa sono scelte di welfare perché, direttamente o indirettamente, rappresentano un costo attribuibile ad attività riferite al benessere delle persone o ad esse negato. Lo Stato, e con esso tutti gli enti locali, non avendo le forze finanziarie per garantire tutto a tutti devono fare delle scelte. Sono indispensabili le spese per pensioni e sanità, sono altrettanto indispensabili le spese a favore dei giovani come quelle per istruzione e formazione, ma sono anche indispensabili le spese di investimento per creare le infrastrutture utili ai settori produttivi e così via. Si potrebbero fare infiniti esempi e tutti alla fine dimostrerebbero l’assunto iniziale: tutte le scelte che comportano spese influiscono in qualche modo sul welfare.
Il welfare-state è stato riconvertito in welfare locale definendo un nuovo criterio di responsabilità e creando una nuova cosiddetta governance del sistema. Con tale nuova governance si ha una più chiara definizione delle responsabilità, un diverso modo di agire e la possibilità di far valere, più da vicino, i propri punti di vista. Ma a nessuno sfugge che, a parte qualche miglioramento per una maggior efficacia decisionale, poco o nulla è cambiato quanto a disponibilità di risorse e al massimo, agli occhi della gente, cambia la figura del responsabile.
Ci sono dei gradini di importanza nelle amministrazioni dallo Stato al Comune passando per Regione e Provincia. Ma ci sono anche le diverse motivazioni politiche di spesa e sappiamo che non tutte influiscono positivamente sul welfare. Lo Stato è lontano, prendersela con lo Stato è inefficace, serve solo da sfogo (piove, Governo ladro!); contano molto di più la amministrazioni locali a partire dalla Regione che , a sua volta però, è abbastanza lontana dai cittadini perché fa programmazione strategica e stabilisce norme di comportamento e di controllo a carattere generale, quindi non direttamente influenti sulla vita dei singoli.
C’è un altro principio a cui secondo me dobbiamo riferirci: sulla ripartizione percentuale delle spese per i vari filoni di attività pubblica, se non vogliamo mettere in crisi il concetto stesso di democrazia, dobbiamo accettare che le scelte fatte dalla politica rappresentano il miglior compromesso possibile. Gli uomini politici decidono le spese con l’obiettivo di far felici il maggior numero possibile di elettori quindi le scelte sono mediamente giuste e tendenzialmente non inique. Il meccanismo del consenso e del voto rappresentano o dovrebbero dare questa garanzia. Quando non siamo d’accordo con chi ha amministrato possiamo e dobbiamo votare diversamente!
Con questi presupposti si arriva a comprendere che le risorse mancano davvero. Qui non è che le hanno dirottate, forse in piccola misura si, ma nella sostanza è proprio vero che le risorse non bastano. Capisco che è difficile ammetterlo, ma forse è meglio decidersi e dirlo. Se dunque le risorse sono finite non nel senso matematico che sono di entità definita, ma nel senso corrente del termine: sono finite, sono finite già da un po’ anche se molti hanno fatto in modo che non ce ne accorgessimo!
Be’, ma allora come se ne esce? Come potremo continuare a garantire agli strati più deboli, come anziano e disabili, i servizi necessari? Quel che sarà possibile, oltre che pagando di tasca, mi sembra chiaro è un miglioramento della performance dell’amministrazione pubblica locale. La politica locale deve garantire il miglior servizio con equità distributiva e con appropriata formazione al personale. Come può il servizio crescere senza aumentare il costo del personale se non migliorando le caratteristiche professionali del personale? Il personale non deve lavorare di più, ma deve lavorare meglio; quindi solo la formazione garantisce una via d’uscita.
Le nuove norme sull’accreditamento in Emilia Romagna, ad esempio, pongono la Provincia al centro di grandi responsabilità di coordinamento e di composizione di un organismo tecnico, mentre per la formazione era già al centro della responsabilità in precedenza.
Ecco dunque chi, a parte il comune, ha qualche carta da giocare per il futuro:la Provincia! La Provincia di Piacenza oggi ha delle potenzialità infinite: siamo all'inizio della legislastura, ci sono movimenti di pensiero notevoli e una crisi in atto che ha spaesato i cittadini. Questo è i,l momento di un'azione innovativa. Rompere gli schemio di una polica vecchia che corre sul binario morto di antiche illusioni di un welfar assoluto e universale. oggi si parla di universalismo selettivo, mi sembra giusto, è i concewtto nuovo che bisogna però riempire di contenuti pratici. ma è lecito domandarsi: come si può fare dell'innovazione se siamo governati da una legislazione confusa e ampia ma molto pervasiva? bene, credo che si debba interpretare la norma conla più ampia discrzionalità; senza remore, senza timore di ritorsioni politche o di esclusione dal consesso deio "giusti" cioè ligi al dettato normativo. Spetta ai giovani uomini della politica locale questo compito e quindi anche a te Massimo!
Smettiamola di dire che le province sono inutili, (tanto non saranno mai soppresse!) e diciamo invece ai Presidenti, e quindi anche a te, che li aspettiamo al varco, che devono farci vedere cosa possono e sanno fare nei settori in cui sono stati investite di responsabilità nuove e strategiche!!!
Con cordialità
Renato Dapero

venerdì 19 giugno 2009

Consulta Immigrazione e mondialità - Riunione del 17 giugno

Nella riunione del 17 giungo la Consulta ha preso in esame diversi punti.
Prima di tutto la coordinatrice ha riferito i contenuti della riunione delle consulte a livello regionale che si è tenuta il 26 maggio. In tale riunione è stata presentata una ricerca dalla quale emergono gli stessi problemi e le stesse difficoltà che conosciamo qui a Piacenza. l'ibiettivo che biosogna sempre perseguire è che la Consulta non sia solo un punto di incontro, ma un luogo per conoscere il fenomeno dell'immigrazione e il suo sviluppo. si tratta di fare "Ascolto attivo" e sperimentare cose nuove. Nella relazione Edvin ha ricordato che ci sono consulte elette e connsulte come quella di Piacenza che non soo state fatte con elezione. tra le consulte elette una aveva realizzato un sito.
I punti criticio rilevati asono sempre i soliti e si evidenziano nella difficoltà a costruire un livello di fiducia con l'Amministrazione. Questo dunque vale in tutta la regione e la conclusione è che dobbiamo lavorare sempre con costanza anche se il dialogo è difficile.
Si è poi ripreso il discorso della realizzazione di un evento di incontro tra giovani delle varie colture e religioni. incontro che dovrebbe svolgersi con una relazione illustrativa sui contenuti della religione islamica e attraverso un dibattito i ragazzi adolescenti. Da realizzare in autunno.
prima si dovrebbe poter realizzare invece l'ncontro sportivo tra i ragazzi. Era già stato programmato e si potrà fare ai primi di settembre.
Si parlato della possibilità di realizzare un opuscolo sui "Diritti e doveri" coinvolgendo il responsabile dei servizi sociali di Fiorenzuola dove hanno fatto un'esperienza simile ai fini della cittadinanza. Se ne occuperà Edvin e col supporto di Tatiana dell'ufficio partecipazione del comune.
Alla fine si è parlato del "Premio NADA" di cui abbiamo pubblicato a lato il regolamento.
A proposito dell'edizione di quest'anno del premio la proposta è di assegnarlo a una donna italiana in deriga alla regola definita dalla Consulta nel 2006 di richiedere il requisito di essere straniera. Il regolamento prevede altresì una procedura di presentazione delle candidature da parte delle associazioni e poi tra queste scegliere la persona da premiare. ma il caso di quest'anno è perticolafre e suggerisce di assegnare il riconsocimento come "premio speciale" a favore di Silvia Razzini che ha dedicato le sue forze, fino all'ultimo giorno di vita per aiutare le donne straniere nell'integrazione.
Si tratta di un riconoscimento dovuto a una persona meritevole e troppo prematuramente scomparsa .

lunedì 15 giugno 2009

30 maggio. Presentazione PdZ 2009-2011 e Programma attuativo 2009

Il 30 maggio scorso presso l'Auditurium S. Ilario, il Comune di Piacenza e l'Azienda USL hanno presentato alla cittadinanza il Piano di Zona triennale per la salute e il benessere saociale 2009-2011 e il programma attuativo 2009.
Come da programma ci sono stati interventi dell'assessore Giovanna Palladini, di Maria Gamberini (Dir. del Distretto AUSL Città di Piacenza) e Giorgio Prati (Dirigente del settore Servizi Sociali e Abitativi del Comune di Piacenza.
A questi sono seguiti tre interventi tecnic di natura specifica di Luciano Fornaroli in qualità di coordinatore dell'area Responsabilità familiari, Elena Libè coordinatrrice dell'area Esclusione sociale immigrazione e dipendenze e, infine, Luigi Squeri coordinatore dell'area Non autosufficienza.

I concetti principali che sono emersi mostrano la volontà di incentrare ogni ragionamento di tipo progammatorio sulla nbecessità di non fare "elenchi di sogni" ma programmazioni concretizzabili anche grazie alla capacità della risorsa personale impiegata. Il secondo grande principio informatore che è stato ribadito da tutti gli interventi con diversa e appropriata declinazione è quello dell'Integrazione che lungi dal poter essere considerata una sovrastruttura deve svolgersi come un elemento che costituisce patrimonio culturale di ciascun operatore.
ANOSS Ha preso parte alla presentazione e con un breve intervento ha ricordato la collaborazione dell'associazione al progetto della Cionsulta "Anziano sicuro" ed ha espresso soddisfazione per le modalità dichiarate dagli enti di avviarsi verso una forma moderna di integrazione che , almenio nell'intento, corrisponde alla visione che l'ANOSS sta incominciando a definire e proporre.
Ha condotto la giornata come moderatore, Giuseppe Magistrali, Responsabile del nuovo Ufficio di Piano del Distretto Città di Piacenza

sabato 6 giugno 2009

Consulta Servizi Sociali - Primi passi del Progetto "ANZIANO SICURO"

Nella recente riunione plenaria della Consulta tenutasi lo scorso 29 maggio, il Coordinatore Dino Giorgi Pierfranceschi ha illustrato il percorso di stesura di un progetto che era stato assegnato come obiettivo e compito ad un gruppo più ristretto.
Il gruppo aveva lavorato in più riunioni partendo da una proposta tecnica presentata dall’associazione “Lumen”. La proposta finale, dopo un’opera di ristrutturazione tesa a valorizzarne i contenuti ma soprattutto a promuoverne la realizzabilità, porta il titolo di
Anziano SicuroProgramma di azioni a favore della sicurezza della popolazione anziana”.

Elemento fondante del progetto è il fattore della sicurezza nel duplice significato di integrità fisica e stabilità delle relazioni affettive e socio-economiche.
Le azioni possibili in base al progetto si muovono secondo quattro linee che sono:
correggere e prevenire situazioni e comportamenti a rischio:
► creare e consolidare relazioni sociali ed affettive
► promuovere abitudini di fruizione delle risorse sociali e culturali della Città
sostenere i famigliari e/o chi si prenda cura (care givers) degli anziani
Dalla realizzazione del progetto ci si possono attendere alcuni risultati sintetizzati come segue:
· miglioramento della percezione di sicurezza e delle relative condizioni effettive,
· sviluppo della prevenzione al fine di favorire la domiciliarità
· differimento della non-autosufficienza grazie a una vita più sicura e indipendente
· riduzione degli incidenti domestici
· aumento della consapevolezza sulle possibilità di “invecchiamento attivo” e partecipazione

Oltre ai volontari delle associazioni iscritte sono da considerare come attori fondamentali del progetto le altre consulte (Viabilità, Cultura, Ambiente,Sport ecc.), i Servizi Sociali del Comune, l’Assessorato alla Salute e l’Azienda USL. Si deve ricordare che i capitoli 3 e 5 del Piano triennale contengono molte indicazioni rispetto alle quali bisogna essere coerenti e conseguenti.
La trattazione del progetto ha fatto sviluppare un’ampia e articolata discussione che ha visto numerosi interventi di sostanziale conferma e sostegno alla proposta.
Da Ferrari (Ass. Priscilla), a Brignoni (Ass. Bambino cardiopatico) e a Miglioli (Ass. Don Franco Molinari) vengono, sia pur con espressione diversa, una condivisione di carattere generale con una sottolineatura al fatto che l’intervento deve da un lato coprire momenti non soddisfatti dalla sanità pubblica e dall’altro deve assolutamente essere integrato con gli indirizzi del Piano di Zona.
Altre associazioni come quella dei Vigili del Fuoco, Gioco Bimbi e ANOSS per bocca dei relativi rappresentanti rispettivamente Piga Camillo, Vesna Mitrasinovic e Renato Dapero hanno offerto disponibilità di intervento in specifici punti del pro getto. In particolare i Vigili del Fuoco hanno confermato un intervento sui rischi domestici, Gioco Bombi un intervento di terapia creativa e ANOSS un intervento formativo ai care givers.
Tutte le altre associazioni presenti ( Volontariato Vincenziano, Parkinsoniani, Lumen e CIF) hanno confermato il loro sostegno precisando (Lumen) l’interesse per la realizzazione di conferenze tese ad una verifica sui ritorni che si possono avere per assicurare lo svolgimento di azioni concrete ed efficaci
Concludendo la riunione il coordinatore Dino Giorgi ha affermato che il documento deve essere considerato un proposta in sviluppo e che rappresenta la base da condividere con le strutture operative del Comune e con l’Assessore affinché sia inserito nell’ambito delle politiche e degli interventi del Comune.
Tutti i presenti si sono dichiarati d’accordo su questa linea ritenuta adeguata a valorizzare l’opera della Consulta stessa e sulla necessitò di realizzare appena possibile un incontro con l’Assessore e i suoi organismi tecnici.

giovedì 23 aprile 2009

Consulta Servizi Sociali - Riunione del 17 aprile






Si è svolta la riunione del gruppo di lavoro incaricato di predisporre un progetto da presentare all'Assessorato.
Dopo ampio dibattito e analisi dei problemi che è sembrato opportuno trattare si è vista un'elaborazione presentata dall'associazione Lumen. L'elaborato è stato giudicato ottimo e di notevole spessore culturale e formativo ma allo stesso tempo, proprio perchè rilevante, anche di difficile realizzazione con le forze che la consulta può mettere in campo.
Così è stata assunta la decisione di elaborare un progetto, per così dire, in "scala ridotta" che pur rimanendo nell'alveo della proposta più ampia si dispone come uno strumento meno oneroso e più duttile.
Il testo approvato dal gruppo prende il nome di "Progetto Anziano Sicuro"
Il progetto, partendo dai dati ISTAT, dal Profilo di comunità e dal Piano di Zona si propone di Promuovere la salute e il benessere sociale delle persona anziane e/o in condizioni sociali deboli che per assenza o èprecarietà delle reti socio-familiari sono a rischio di non autosufficienza.
Il progetto è centrato sulla sicurezza non solo come integrità fisica e dei beni materiali, ma anche come certezza delle attività, delle relazioni sociali ed economiche.
Propone azioni atte:
  • a correggere e prevenire situazioni e comportamenti a rischio, stili di vita non salutari, incidenti domestici ecc.

  • a creare/consolidare relazioni sociali ed affettive (vicinato solidale) sicure per scongiurare l'isolamento e la solitudine, per rafforzare il concetto del ruolo attivo dell'anziano nella comunità

  • a sostenere i famigliari e/o chi si prende cura (care giver) degli anziani in condizioni di precarietà sociale, affettiva e sanitaria.
I risultati attesi dal progetto sono una rassicurazione delle persona anziane e un aiuto oper permanere il più a lungo possibile nel proprio domicilio favorendo una vita sicura e indipendente riducendo gli incidenti domestici e gli stili di vita impropri.
Tutto ciò aumenta la consapevolezza dell'importanza di un "invecchiamento attivo" e aumenta la partecipazione alla vita cittadina con risultati complessivi ancora migliori grazie alle "azioni di sollievo" per famigliari e care giver.
Il documento prevede la realizazione del progetto grazie ai volontari delle associazioni in azione sinergica con le istituzioni Servizi Sociuali e Abitativi del Comune, Assessorato alla Salute, Solidarietà e coesione sociale, nonchè Azienda USL.
Quanto prima il progetto verrà definito in tutte le sue forme, approvato dalla Consulta in seduta plenaria e presentato all'Amministrazionbe comunale.

L'iter è ampio e complesso con una certa inevitabile lentezza, ma la miglior cosa è svolgere un corretto lavoro per la presentazione e condivisione di un progetto che ha visto la partecipazione attiva di diversi soggetti. Conoscere a fondo i problemi, studiare soluzioni coerenti e sostenibili è la prima parte, ma fondamentale è il coinvolgimento attivo di tutti gli attori cui è demandato la realizzazione pratica o il sostegno dell'iniziativa.
Oggettivamente sembra un buon progetto e anche "ben avviato".

giovedì 16 aprile 2009

Consulta Immigrazione e Mondialità - Riunione del 15 aprile



L’ordine del giorno di questa riunione della Consulta era tutto impostato sul problema della comunicazione e del dialogo.

Problema che investe sia le relazioni verticali tra cittadini – associazioni – Istituzioni sia quelle orizzontali tra cittadini e associazioni.
Alla premessa introduttiva svolta dalla Coordinatrice della Consulta Edvin Shehu è seguito l’intervento dell’Assessore Giovanna Palladini per dare importanti chiarimenti sulla vicenda del luogo di culto per i cittadini di religione Islamica che molto ha fatto discutere negli ultimi tempi e ha provocato rimbalzi di notizie a volte non completamente corrette. L’assessore ha tenuto a precisare la posizione sostanziale della Giunta Comunale che è di assoluto rispetto della libertà di culto che deve poter essere esercitato in un luogo adeguato, sicuro e dignitoso. Le perplessità manifestate riguardano il fatto di aver anticipato l’apertura di un luogo mentre la discussione e le trattative erano in corso creando qualche sensazione di malessere evidentemente dovuto a difetti di comunicazione in generale. Ora – ha ricordato l’assessore - l’Amministrazione comunale è in attesa di una proposta che arrivi in modo partecipato da tutte le rappresentanze del mondo islamico per concludere un percorso condiviso in modo che nessuno si senta sfiduciato e assuma le decisioni con più sicurezza e nessun pregiudizio. Questo ovviamente è importante per togliere dubbi e paure che gusterebbero un clima che invece sia da parte dell’assessore sia di tutti i presenti lo si vuole mantenere sereno e proficuo.
La discussione è proseguita con numerosi interventi tutti tesi alla ricerca di strumenti di sviluppo della comunicazione interculturale e della comprensione delle esigenze reciproche. Sono emerse alcune idee partendo proprio dal problema religioso e dal fatto che per le nuove generazioni delle famiglie islamiche c’è un grave rischio di crescere senza un sostegno etico-religioso. Il problema è la mancanza di religiosità prima ancora che di dottrina tant’è che da molti è stata mantenuta l’ora di religione ai figli a scuola a maggior ragione perché oggi in quell’ora non si fa insegnamento di dottrina cattolica ma uno studio più ampio sulle religioni. Si è pensato al coinvolgimento di un prete cattolico che abbia una particolare sensibilità assumendo (Tatiana) l’onere di contattare la persona adatta. Si è pensato anche ad un’attività finalizzata all’incontro tra giovani adolescenti appartenenti alle diverse culture per favorire la conoscenza e un dibattito che potrebbe essere introdotto e guidato da un “vero” esperto di Islam. Si è pensato anche al coinvolgimento di una insegnate laica di religione per favorire l’incontro e il dibattito tra giovani. Si cercherà il contatto giusto e se ne parlerà operativamente alla prossima riunione preventivamente fissata per il 6 maggio prossimo.
L’augurio è che la Consulta possa prendere una posizione e un ruolo nel dibattito per favorire il più possibile l’attività di integrazione tra le persone di diversa etnia nella consapevolezza che ciò meglio si può realizzare in un clima di fiducia generato dalla conoscenza che annulla gli effetti della “sindrome del diverso”. La conoscenza della differenza e delle sue ragioni è lo strumento che trasforma “il diverso” da pericolo a risorsa.
(R. Dapero)
da sinistra
Renato Dapero
Giovanna Palladini
Edvin Shehu

domenica 5 aprile 2009

Progetto “LiberaMente”


Il progetto
"LiberaMente"
è stato predispopsto da un gruppo di lavoro dell'ANOSS e presentato ai competenti Uffici del Comune di Piacenza.
In Olanda, verso la fine degli anni 90, nel tentativo di dare una risposta adeguata ai bisogni degli ammalati di Alzheimer e delle loro famiglie, si pensa di organizzare presso locali di ritrovo pubblici o privati attività volte all’informazione, alla formazione, all’auto-aiuto, al sostegno psicologico delle persone coinvolte nella malattia. Così, in una situazione informale, esperti del settore (medici, psicologi, tecnici dell’assistenza) affrontano con i familiari le diverse problematiche correlate alla demenza, dal disorientamento temporo-spaziale ai disturbi del comportamento, aiutandoli ad affrontare più serenamente l’assistenza quotidiana. Molto importante si è rivelato lo scambio di opinioni fra gli stessi care givers, “facilitato" da una esperienza emozionale introduttiva, mediata da scene tratte da film o dalla lettura di brani letterari. In tal modo i familiari acquistano maggiore consapevolezza delle proprie emozioni nell'assistere il congiunto e riescono a "ricollocarle" più razionalmente. I malati, per loro conto, si giovano di tecniche di stimolazione mnemonica, sia formali che informali, e della possibilità di socializzazione e di svago che l'ambiente offre.

Prendendo spunto da queste esperienze e da altre avviate sul territorio italiano, ANOSS propone “LiberaMente”, un’iniziativa a sostegno delle famiglie che stanno affrontando il problema dell’assistenza ad un loro componente affetto da demenza, rielaborando gli obiettivi del sostegno psicologico attraverso la proposta di iniziative terapeutiche. L’iniziativa è rivolta soprattutto ai care givers, ma, nello stesso tempo,intende offrire al malato un’occasione di “inclusione” attraverso attività finalizzate alla socializzazione, relazione, svago, senza tralasciare peraltro intenti di riabilitazione cognitiva, come la musicoterapia, l’arteterapia come meglio illustrato dalla seguente figura.
Il progetto, in sostanza, prende in carico una situazione familiare complessa, il cui nodo centrale è la malattia di un componente, in una situazione in cui rivestono grande importanza gli aspetti relazionali, psicologici, affettivi ed emotivi che si intrecciano con quelli più tecnici riferiti alle varie problematiche legate alla progressiva perdita di autonomia del malato.
L’azione di sostegno, allora, deve essere esercitata mediante opportuni strumenti lungo due direttrici distinte: quella del caregiver e quella del malato. Soltanto così si può pensare di ottenere significativi risultati in termini di riduzione dello stress e di miglioramento della qualità dell’assistenza.

OBIETTIVI DEL PROGETTO
Il percorso formativo nel suo complesso si propone di :
a) fornire ai familiari degli anziani con problemi cognitivi momenti di approfondimento di aspetti medici, psico-sociali, riabilitativi e di gestione della vita quotidiana connessi con la demenza;
b) proporre strategie di comportamento efficaci nella cura e nell’assistenza dei malati;
c) accrescere la competenza dei caregiver (persone che assistono) nella comunicazione col malato, con particolare attenzione alla comunicazione non verbale, e nella gestione degli aspetti psicologici e relazionali che coinvolgono l’intero nucleo familiare;
d) facilitare la conoscenza della rete dei servizi esistente sul territorio e di nuove iniziative possibili;
e) ridurre lo stress del caregiver attraverso l’esperienza di terapie non farmacologiche e tecniche di rilassamento (musicoterapica, terapia del massaggio)
f) contrastare il senso di esclusione dei malati di demenza offrendo loro un’occasione di svago e socializzazione;
g) rallentare il decadimento cognitivo del malato attraverso la proposta di attività di stimolazione cognitiva.

CONTENUTI
Per il familiare
:
Ø informazioni di base sulle varie forme di demenza;
Ø problemi di vita quotidiana con il malato;
Ø principi di corretta alimentazione, igiene e problemi vari legati al nursing ed alla somministrazione dei farmaci;
Ø la comunicazione e la relazione con il malato, principi di comunicazione non verbale;
Ø la relazione del sistema familiare e particolarmente del caregiver con il sistema dei servizi socio-sanitari ed assistenziali della rete: nodi critici e funzionalità;
Ø i disturbi del comportamento: come riconoscerli e come affrontarli;
Ø le implicazioni emotive del caregiver: paura, sensi di impotenza e di colpa;
Ø simulazioni di esperienze di vita reale;
Ø sedute di terapie non farmacologiche e tecniche di rilassamento.

Per il malato:
Ø attività di socializzazione e relazione proposte da animatore / arteterapeuta;
Ø sedute di stimolazione cognitiva,
Ø sedute di arteterapia.
I moduli prevedono 30 ore per i familiari e 30 ore gli anziani ammalati di demenza, per un complessivo di 60 ore, suddivise in incontri di due ore ciascuno.

DESTINATARI
15 coppie composte da persone affette da demenza di varia natura di grado lieve o moderato e loro familiare caregiver.

ASPETTI ECONOMICI
Per l’intero corso che comporterà l’impiego di complessive 90 ore tra docenza e attività di supporto oltre ai locali e al materiale d’uso si richiede un contributo di € 4.000,00
INTEGRAZIONE/COLLABORAZIONI
ANOSS intende condividere le finalità del progetto con il Consultorio Aziendale per le demenze senili e di collaborare con lo stesso nell’erogazione del servizio.

sabato 20 dicembre 2008

La voce delle associazioni


Nella foto l'Assessre provinciale Paola Gazzolo
e il responsabile Livio Rabboni
durante il convegno
Giovedì 18 dicembre, nella sede della Provincia in sala Garibaldi, si è tenuto un incontro con tutte la e associazioni di promozione sociale. L’assessore Paola Gazzolo ha presieduto la riunione a cui hanno preso parte una numerosa rappresentanza delle oltre centottanta associazioni. Anche l’associazione ANOSS era presente all’incontro che si è rivelato molto importante come momento di conoscenza e di condivisione con l’assessore dei progetti e degli obiettivi che si possono affrontare nel prossimo anno.


Portale solidale, computer e raccolta fondi,

così il mondo dell'associazionismo diventa "grande"
Così ha sintetizzato il quotidiano Libertà le proposte dell'assessore discusse nell'incontro.


Il potenziamento del portale "Piacenza provincia solidale", il sostegno alla raccolta fondi ed alla comunicazione esterna, momenti confronto per fare in modo che la voce delle associazioni sia ascoltata da chi programma il territorio.
La discussione che si è sviluppata tra i presenti ha sostanzialmente confermato le linee guida proposte che entreranno quindi nella stesura del Piano provinciale dell'associazionismo che verrà approvato dalla Giunta all'inizio del 2009.

Un plauso all'iniziativa che conferma uno stile propositivo e di apertura verso il mondo dell'associazionismo, che consente l'espressione delle varie posizioni e la possibilità di offrire contributi concreti alle scelte dell'Aministrazione.

Nella presentazione l'Assessore Paola Gazzolo, col supporto del responsabile Livio Rabboni, ha detto che il Piano si propone 3 grandi obiettivi più un quarto possibile.

Prima di tutto la comunicazione che rappresenta il fattore fondamentale di successo. Nell'ambito di questa linea guida sonon stati èresentati obiettivi specifici.

Implementazione del Portale "Piacenza provincia solidale"
Il portale consente a tutte le associazioni di intervenire con facilità. Dopo aver richiesto la password ugni associazione potrà gestiure autonomamente una propria scheda su cui pubblicare le varie attività. Per una miglior gestione del portale viene individuata la necessità di creare un Comitato di Redazione che dovrebbe essere individuato attravrso una convenzione con le associazioni disponibili.

Un obiettivo collegato è la formazione sull'utilizzo dei supporti informatici per mettere tutti potenzilmente sullo stesso piano e un terzo obiettivo è che tutti dispopngano dei mezzi tecnici necessari. A tal proposito l'assessore ha proposto la possibilità di dare in comodato d'uso alcuni computere attualmente in uso e in via di sostituzione negli uffici della Provincia.


Altri obiettivi possibili sono iniziative formative sul fond raising e l'aggiornamento della guida all'associazionismo pubblicata nel 2005 anche perchè le associazioni da 116 sono diventate 183.


Il quarto obiettivo di carattere generale è realizare un evento utile a rendere conosciuto a tutta la cittadinanza l'esistenza, la dimensione e la funzione sociale dell'associazionismo.


La discussione è stata utile a definire le priorità che vedono un giudizio favorevole soprattutto sulla gestione del portale attraverso un comitato di redazione. Penso che un portale contenete siti sempre aggiornati e ricco di notizie e proposte è uno strumento molto potente mentre un sito internet dormiente è addirittura negativo. Le associazioni, tutte, hanno una funzione sociale rilevante e hanno il dovere di farsi conoscere, non semplicemente per un interesse, diciamo egoistico, ad avere più risorse, ma in forza di un vero e proprio dovere verso il mondo a cui ci proponiamo, in chiave volontaristica, per offrire servizi. Computer, corsi sugli strumenti ardware e software e un'alfabettizzazione all'uso di internet sono elementi determinanti per un buon inizio, al passo coi tempi.

Una piccola nota sulla necessità di "lavorare insieme".

Non esistono associazioni privilegiate e nessuna si deve sentire in difficoltà al confronto con altre per il fatto di appartenere all'uno o all'altro ramo di attività. Se a prima vista si può pensare che le associazioni operanti nel settore socio-sanitario siano privilegiate nella ricerca fondi in realtà ciò non risponde affatto a verità. La gente è sensibile o può essere sensibilizzata ai problemi della salute così come a quelli della cultura o dello sport. La difficoltà è nel come approcciarsi e a chi. La comunicazione deve essere da un lato generale e dall'altro specifica e selettiva. In sintesi, quando spiego chi sono comunicazione ampia affinchè potenzialmente tutti mi conoscano quando chiedo soldi comuinicazione specifica a chi è probabilmente più interessato. ad esempio una cosa ovvia: lo sport verrà più sostenuto dalle famiglie con la presenza di bambini e ragazzi, il socio sanitario dalle famiglie anziane o con anziani a carico, la cultura dalle famiglie dotate di un maggior grado di istruzione. Le aziende sosterranno indifferntemente sport cultura e sociosanitario sulla base di due parametri fondamentali: la tradizione aziendale e il ritorno di immagine. Chi ha sempre sostenuto lo sport, ad esempio, difficilmente darà contributi al sanitario perchè sarebbe meno funzionale alla sua immagine. Teniamo conto del fatto che il principio etico per le aziende viene dopo quello economico.

Se ci sbarazziamo di certi pregiudizi possiamo scoprire che tutti lavoriamo nella stessa direzione cioè quella della costruzione di un welfare di comunità. Se welfare significa benessere sociale pensate in quale modo conle nostressociazioni possimao contribuire. Benessere è star bene di salute, ma anche favorire lo sport vuol dire da un lato aver in considerazione la salute e dall'altro pensare allo svago e al divertimento dei giovani che è banessere per loro e per le loro famiglie. Analoghe considerazioni possono essere fatte per tutti i settori.

Lavorare insieme significa approfondire questi concetti e trasmetterli ai nostri riferimenti, lavorare insieme significa anche metter in comune cultura ed esperienze per la crescita dell'associazionismo e di ogni singola associazione di conseguenza.

Vale la pena di approfondire e tornare su questo argomento e, spero, le occcasioni non mancheranno .

Intanto un augurio di Buon Natale a tutti e di un felice Anno Nuovo all'insegna dello sviluppo del welfare di comunità.



USA/ La scuola secondo Obama

Sembra utile mettere a dispposizione un breve sunto del problema dell'istruzione così come lo affronta il Presidente eletto degli Stati Uniti.
(Il testo che segue , di Lorenzo Albacete, è stato pubblicato in rete)

Tra le nomine del presidente eletto Obama per il suo governo, una delle più attese riguarda il prossimo Segretario all’Educazione. Il Partito Democratico è molto diviso sulla questione e la decisione di Obama è attesa con ansia.

Da una parte ci sono i cosiddetti riformatori che sostengono cose come incentivi per gli insegnanti meritevoli, le scuole parificate e una verifica accurata dei risultati. Dall’altra parte, ci sono i sindacati degli insegnanti e gli appartenenti all’establishment accademico e ministeriale. Costoro chiedono un incremento della spesa, classi meno numerose e qualche riforma. Durante la campagna presidenziale, Obama ha oscillato tra le due parti, ma ora deve operare la scelta su chi porterà avanti la politica dell’istruzione nella sua amministrazione.

La persona posta da Obama alla testa della squadra di transizione è Darling-Hammond, un professore della Stanford University spesso critico nei confronti delle strategie riformiste, ma i circoli più vicini a Obama hanno assicurato gli allarmati riformisti sul suo appoggio a molte delle loro posizioni.

L’umore nel Paese è attualmente favorevole ai riformisti. La settimana scorsa Newsweek Magazine ha dedicato il suo articolo di copertina a Michelle Rhee, responsabile del sistema di scuole pubbliche di Washington DC, un’importante riformista. Anche le scuole pubbliche di New York sono guidate da un riformista, Joel Klein.

La questione principale è la valutazione dei risultati e ogni tentativo di indebolire ciò che stanno facendo i riformisti viene interpretato come una sconfitta per le riforme. Le speranze dei riformisti sono ora centrate su un amico personale di Obama, Arne Duncan, alla guida delle scuole pubbliche di Chicago. Se non verrà scelto Duncan, o un altro riformista, Obama deluderà seriamente molti di quelli che hanno creduto nella sua promessa di un cambiamento reale.

È interessante notare che le discussioni sull’educazione riguardano la valutazione dei risultati, gli incentivi, i licenziamenti, gli avanzamenti di carriera, le abilità nello scrivere, nel leggere, nella matematica o nelle scienze, i corsi economicamente profittevoli, etc. Niente viene detto sugli insegnamenti umanistici, specialmente sui contenuti dell’insegnamento della storia, dell’educazione civica e della responsabilità sociale.

Una delle spiegazioni a questo fatto è che per tradizione il governo federale non può stabilire i contenuti dell’insegnamento nelle scuole pubbliche, che sono tutte gestite localmente. Un’altra ragione è il modo pragmatico con cui viene intesa l’istruzione in questo Paese.

Tuttavia, la guerra culturale è arrivata nel sistema pubblico della scuola elementare e secondaria a causa delle regole del “politicamente corretto” incluse nei requisiti per accedere alle sovvenzioni federali. Per esempio, il revisionismo storico (che sembra risultare nell’espunzione del fatto cristiano dalla formazione della civiltà occidentale) è già influente in molte università ed è pronto a entrare anche nella scuola superiore.

Se questa questione non viene affrontata, finisce per non avere molta importanza chi verrà nominato come Segretario all’Educazione. In effetti, insegnanti incompetenti potrebbero essere alla fine preferibili.

sabato 13 dicembre 2008

Dibattito sulle Province - Una posizione di Mario Spezia


Riportiamo un intervento di Mario Spezia assesore al bilancio della Provincia di Piacenza espresso in occasione della presentazione in commissione del bilancio di previsione del 2009.


(Dal quotidiano Libertà)

Un bilancio di "mantenimento", costretto a fare i conti con una crisi dei consumi e riduzione dei trasferimenti statali che fanno registrare, in cassa, un milione e 800mila euro in meno rispetto a due anni fa. E' stato presentato così in commissione affari generali, il bilancio di previsione 2009 dell'amministrazione provinciale, dall'assessore Mario Spezia e dal dirigente di settore Vittorio Boccaletti. In un previsionale dove il 90 per cento delle spese è riconducibile alla spesa corrente dell'ente, e il margine di manovra economica è fissato al 2,1 per cento, si punta alla vendita di alcuni beni immobili di proprietà della Provincia.

Il previsionale 2009 è molto simile a quello dello scorso anno e presenta una riduzione delle entrate, dovute ad una diminuzione dei consumi delle famiglie (rc auto, elettricità etc..).
L'assessore provinciale Spezia punta il dito contro la politica fiscale del Governo che, se da un lato sostiene il federalismo, dall'altro limita fortemente la capacità di pianificazione delle amministrazioni. «In questo modo si nega il senso e l'importanza della politica degli enti locali», afferma Spezia. Ho avuto modo di leggere sui quotidiani alcune prese di posizione a favore dell'abolizione delle Province. Vorrei ricordare che negli anni scorsi è stato soprattutto il centrodestra a favorire la nascita di nuove amministrazioni: nel 2001 la Regione Sardegna (governata appunto dal centrodestra) ne istituì 4, e nel 2004 il Governo Berlusconi ne autorizzò altre 3».

Le Province sono insostituibili.


Nella foto:
una seduta del Consiglio Provinciale di Piacenza
Questo è il titolo con cui è stato sintetizzato il messaggio lanciato dai Presidenti delle Province con la firma dell’atto costitutivo della “Fondazione delle Province del Nord Ovest” cioè quelle appartenenti alla Lombardia, Piemonte, Liguria oltre a Piacenza e Parma dell’Emilia-Romagna. Dunque è stata portata a termine un’azione di carattere associativo per valorizzare l’importanza delle Province in un momento in cui è stato sollevato con rinnovato vigore il proposito, ormai un po’ consunto per vero, di abolire le Province.
Un po’ ironicamente potremmo dire che è vero: le province sono insostituibili, infatti nessuno le vuole sostituire, semmai molti le vorrebbero vedere morte! Perché si dovrebbero sostituire? Si sostituisce chi fa qualcosa!
Con queste premesse è interessante analizzare il problema.
Secondo quanto calcolato recentemente da certi organi di stampa, sappiamo che le Province hanno un costo annuo di 16 miliardi di euro. Eliminandole si potrebbero fare un sacco di cose come ad esempio detassare integralmente le tredicesime del 2008 e del 2009, oppure abbassare del 60% l’IRAP, oppure addirittura, se mai ne valesse la pena, costruire 4 ponti sullo stretto! Questa non è credibile. Se l’affermazione è basata sui costi previsti dai progetti, possiamo essere certi che al massimo di ponti se ne farebbe uno o forse neanche. Mai come in questo caso tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare! Un mare popolato da squali poderosi che chissà quante volte si avventerebbero sui piloni del ponte..!
A parte il ponte sullo stretto, utilizzare il risparmio dell’eliminazione delle Province per diminuire la pressione fiscale sarebbe una cosa interessante. Ma come si potrà mai decidere di compiere una simile mutilazione a un importante elemento del patrimonio politico italiano? Non si deve dimenticare che a fianco delle motivazioni economiche esiste un’importanti questione democratica. Le Province rappresentano i cittadini di un determinato territorio e svolgono funzioni pubbliche in rappresentanza di questi e dei loro interessi.
Nell’area sociosanitaria, ad esempio svolgono funzioni di programmazione e coordinamento circa la formazione professionale e la pianificazione territoriale dei servizi. Questo per dire delle più importanti.
Ora si deve riflettere su un semplice dilemma se sia più logico ridurre il costo eliminando il centro di spesa oppure renderne più efficace l’attività ottimizzando la spesa. Il risparmio di spesa pubblica sarebbe comunque incerto perché molte spese verrebbero trasferite ad altri enti e a fronte di spese uguali come quelle del personale si potrebbero sviluppare dei costi indiretti del cambiamento come ad esempio una diminuzione di produttività a seguito di ricollocazioni magari non del tutto consone con conseguente spaesamento degli operatori. Altro punto importante sono i tempi di trasformazione, necessariamente lunghi e pieni di attività di concertazione e mediazione e quindi con dei costi elevati di processo. Dunque un risparmio ipotetico, non immediato, che genera costi per soddisfare le esigenze di democrazia del processo.
Anche modificare le competenze e rendere maggiormente responsabile l’ente Provincia comporta costi di processo, ma l’esito a cui si perverrebbe di maggior efficacia della sua azione nel garantirne le vita e lo sviluppo assicura anche una interpretazione consona ai bisogni dei territori dell’applicazione delle direttive regionali e una applicazione capace di superare le divisioni campanilistiche dei comuni.
Un’attenzione alla democraticità delle scelte non guasta. Quelli che pensano di abolire le province non mettono sulla bilancia come contrappeso anche l’abolizione delle Prefetture perché un organismo locale del Ministero dell’Interno evidentemente ha una funzione utile all’attività del Governo. Il fatto è assolutamente comprensibile e anche condivisibile, ma allora sembra migliore un’osservazione del problema Province meno miope e meno afflitta dal presupposto qualunquistico che i partiti di ogni settore politico vedano nell’eliminazione di questo ente la perdita di un “poltronificio”.
L’esistenza delle poltrone non è in sé un problema, il difetto risiede negli scopi per cui vengono mantenute e nelle persone che vi vengono poste. Se si deve fare una cura a lungo termine meglio incidere direttamente sul difetto e uno dei modi è quello di dare competenze accompagnate da responsabilità precise. Ad esempio, tanto per avviare una riflessione, nel settore socio sanitario si potrebbe dare alla Provincia una responsabilità diretta sulla programmazione territoriale dei servizi non delle semplici raccolte di dati come adesso. Analogamente non solo compiti burocratici e astratti, ma attività di controllo di qualità dei servizi effettuate con organismi tecnici propri distinti da quelli delle Aziende Sanitarie Locali.
Si vuole che le Province rappresentino i cittadini dei territori? Allora, in ogni settore e per quel che più ci interessa in quello sociosanitario, devono avere almeno un compito esclusivo da svolgere in piena autonomia. Potrebbe per esempio diventare l’unico e forte organo di programmazione e controllo del territorio con alcune importanti conseguenze quali la coperture di quell’inevitabile deficit di democrazia che c’è nel gestire le risorse attraverso organi burocratici (Le Direzioni ASL) e il superamento di quei particolarismi territoriali ancora in larga misura presenti sotto i campanili.

sabato 6 dicembre 2008

Riforma della scuola: al Gioia la rivolta dei cento

Si riporta l'articolo apparso sul quotidiano Libertà e il documento redfatto dai Prof. del Gioia.

Professori sul piede di guerra: valutiamo forme di protesta pubblica

Oltre cento docenti del liceo Gioia (dove complessivamente ne operano circa 130) scrivono una pagina nuova ed importante della protesta di cui la riforma Gelmini costituisce il più eclatante obiettivo. Documento sintomo di un malessere giunto al limite, pare di capire, in cui l'esercito di docenti piacentini, che propone la costituzione all'interno del Gioia di un comitato misto "in difesa della scuola pubblica", promette battaglia: «Ci dichiariamo in stato di mobilitazione permanente e ci riserviamo di valutare l'opportunità di aderire a forme di incisiva protesta pubblica, quali la sospensione di attività non strettamente curricolari». Nelle premesse del documento (che riportiamo integralmente a pagina 60) i cento docenti avevano sottoscritto tutta la loro fede nel «valore della scuola pubblica come strumento di uguaglianza sociale e di promozione culturale e civile di un Paese democratico, della cultura e della specificità della riflessione pedagogico-didattica, del dibattito parlamentare in materia di istruzione pubblica». Nel ribadire le coordinate del contesto scolastico locale, piacentino ed emiliano, «sostenuto da professionalità ed elevata innovazione didattica» e da «inesistente assenteismo», i 100 prof piacentini del liceo di viale Risorgimento esprimono «vivissima preoccupazione per le prospettive delineate dai recenti provvedimenti in materia di istruzione pubblica, in particolare per l'ulteriore aumento del numero alunni per classe, con eliminazione del tetto vigente in presenza di disabilità, per la consistente riduzione del personale, per l'ulteriore riduzione delle risorse destinate alle scuole per la realizzazione di progetti educativi fondamentali». I promotori del documento invitano quindi «i docenti delle altre scuole piacentine, di ogni ordine e grado, ad esprimere analogamente la loro preoccupazione, qualora non lo avessero già fatto, e a chiedere rispetto per la scuola pubblica, mai posta in Italia tra le priorità dell'agenda politica ed ora oggetto di un attacco senza precedenti tramite riduzione delle risorse umane e finanziarie. Nel momento in cui i provvedimenti approvati stanno per essere tradotti in regolamenti attuativi, è infatti prioritario, rispetto ad ogni adempimento organizzativo, mantenere alto il livello di attenzione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, prima di dedicarsi ancora una volta, con il consueto senso di responsabilità, a studiare una traduzione operativa di tali provvedimenti che limiti i danni al servizio offerto alla cittadinanza».
Chiedono, al personale Ata, «minacciato da drastiche misure di "razionalizzazione"» di condividere con i docenti «l'impegno alla mobilitazione», e ai dirigenti scolastici piacentini di «pronunciarsi pubblicamente, in merito ai provvedimenti incombenti, sull'esempio di quanto hanno fatto recentemente i rettori universitari concorrendo a determinare per il momento un significativo rallentamento nell'attuazione dei provvedimenti riguardanti l'Università e la Ricerca», appello al confronto successivamente esteso anche agli uomini di cultura, agli studenti e ai genitori del liceo Gioia. «Proponiamo - conclude il documento dei 100 prof - di costituire all'interno del liceo Gioia un "comitato misto in difesa della scuola pubblica", a cui collaborino operativamente rappresentanze significative del personale scolastico (docenti, ata), dei genitori e degli studenti, allo scopo di proseguire nell'organizzazione di condivise forme di informazione e mobilitazione, rapportandosi con gli organismi interni e relazionandosi con l'esterno».



Il documento
Insegnanti del Gioia in difesa della scuola pubblica
Noi, docenti del liceo "gioia" sottoscrittori del presente documento, che credono nel valore
della scuola pubblica come strumento di uguaglianza sociale e di promozione culturale e civile di un Paese democratico;
della cultura e della specificità della riflessione pedagogico-didattica;
del dibattito parlamentare in materia di istruzione pubblica;
e che operano in uno specifico contesto scolastico, piacentino ed emiliano, di
intenso e qualificato lavoro didattico nelle classi, sostenuto da professionalità elevata;
innovazione didattica, qualificata da personale aggiornamento e ricerca dei docenti;
prevenzione educativa dei fenomeni di disagio giovanile quali il bullismo, affrontati nella scuola come elemento che rimanda alla complessità della società contemporanea e alla problematicità della funzione educativa;
personalizzazione della proposta didattica, attenta alle esigenze di apprendimento di tutti gli alunni, anche disabili e stranieri, e rivolta alla promozione del merito e dell'eccellenza;
arricchimento formativo e ampliamento pomeridiano della proposta culturale in molteplici direzioni;
valutazione interna ed esterna dei risultati scolastici, con conseguimento di livelli di qualità pubblicamente riconosciuti;
costruttiva collaborazione tra tutto il personale della scuola, ATA compresi, e con le Dirigenze;
inesistente assenteismo del personale;
1. esprimiamo vivissima preoccupazione
per le prospettive delineate dai recenti provvedimenti in materia di istruzione pubblica, in particolare per
ulteriore aumento del numero alunni per classe, con eliminazione del tetto vigente in presenza di disabilità;
consistente riduzione del personale, in un tempo in cui il lavoro quotidiano in classe appare talmente impegnativo e sottopagato che solo alcuni docenti si dedicano alla realizzazione degli ulteriori compiti di sistema, essenziali per l'effettivo funzionamento della scuola;
ulteriore riduzione delle risorse destinate alle scuole per la realizzazione di progetti educativi fondamentali per la promozione del diritto allo studio e della formazione culturale;
2. ci dichiariamo in stato di mobilitazione permanente e ci riserviamo di valutare l'opportunità di aderire a forme di incisiva protesta pubblica, quali la sospensione di attività non strettamente curricolari
3. Invitiamo
i docenti delle altre scuole piacentine, di ogni ordine e grado, ad esprimere analogamente la loro preoccupazione, qualora non lo avessero già fatto, e a chiedere rispetto per la scuola pubblica, mai posta in Italia tra le priorità dell'agenda politica ed ora oggetto di un attacco senza precedenti tramite riduzione delle risorse umane e finanziarie; nel momento in cui i provvedimenti approvati stanno per essere tradotti in regolamenti attuativi, è infatti prioritario, rispetto ad ogni adempimento organizzativo, mantenere alto il livello di attenzione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, prima di dedicarsi ancora una volta, con il consueto senso di responsabilità, a studiare una traduzione operativa di tali provvedimenti che limiti i danni al servizio offerto alla cittadinanza;
il personale ATA, minacciato da drastiche misure di "razionalizzazione", a condividere con noi docenti l'impegno alla mobilitazione, in difesa di una scuola pubblica che ha saputo reggersi proprio grazie alla generosa dedizione degli operatori della scuola, pur a fronte di innegabili criticità, meritevoli di essere indagate e avviate a soluzione, con particolare sapienza pedagogico-didattica e con destinazione di risorse;
i dirigenti scolastici del nostro territorio, a pronunciarsi pubblicamente, in qualità di avvertiti operatori scolastici, in merito ai provvedimenti incombenti, sull'esempio di quanto hanno fatto recentemente i rettori universitari concorrendo a determinare per il momento un significativo rallentamento nell'attuazione dei provvedimenti riguardanti l'Università e la Ricerca;
i pedagogisti e gli uomini di cultura del nostro territorio a creare occasioni pubbliche di informazione alla cittadinanza e di espressione di autorevoli pareri sul presente ed il futuro della scuola pubblica italiana;
gli studenti e i genitori del Liceo Gioia ad approfondire, oltre l'approssimazione del dibattito mediatico, gli aspetti concreti di attuazione dei provvedimenti, in particolare quelli che riguarderanno la scuola superiore;
4. Proponiamo
di costituire all'interno del Liceo Gioia un "comitato misto in difesa della scuola pubblica", a cui collaborino operativamente rappresentanze significative del personale scolastico (docenti, ATA), dei genitori e degli studenti, allo scopo di proseguire nell'organizzazione di condivise forme di informazione e mobilitazione, rapportandosi con gli organismi interni (Dirigenza, Comitato Genitori, Comitato Studentesco, Consiglio d'Istituto, RSU e Collegio Docenti) e relazionandosi con l'esterno (stampa, autorità e sindacati, altre scuole, enti locali e cittadinanza). A tale proposito attendiamo riscontro dai soggetti invitati a tale proposta operativa, che possono rispondere inviando personale adesione all'indirizzo di posta elettronica zapmama@iol.it
Cento docenti
del Liceo Gioia
06/12/2008

sabato 15 novembre 2008

L'assemblea dell'AUSER di Piacenza





Nei giorni scorsi si è svolta l'assemblea dell'associazione della terza età che conta 3mila iscritti

Nell'immagine a fianco il presidente Sergio Danese mentre svolge la relazione
L'AUSER a Piacenza si è costituita nel 1991 e ha sempre avuto un ruolo attivo e propositivo raggiungendo un cospicuo numero di iscritti (quasi 3 mila).
Nella riunione il Presidente ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà indotte dalla crisi. Se le risorse diminuiscono come si potrà fare a mandare avanti i progetti già avviati e come si potrà far nascere nuove idee?
Si è esaminato un quadro della situazione dell'anziano sul come la persona anziana è percepita e sul suo ruolo nella società.
Le difficoltà economiche e finanziarie mettono in crisi il ruolo dell'anziano che da punto di riferimento e sostegno psicologico ed economico di figli e nipoti, ora si scopre debole e spesso a carico degli eredi.
Un'osservazione importante sottolineata dal Presidente Danese è che il 50% delle prestazioni fornite dal servizio sanitario sono rivolte alle persone con più di 65 anni. I tagli alla sanità quindi, influiranno non poco sulla futura qualità di vita degli anziani.
Gli anziani tuttavia sono importanti e attivi, infatti ci sono un sacco di attività svolte dai soci dell'AUSER: dal filo d'argento al telefono amico ai servizi socialmente utili.
Interessante poi notare come l'interesse per l'aggiornamento (Università dell'Età Libera) si mantenga sempre forte anche verso l'impiego delle nuove tecnologie del computer.
Il Congresso provinciale ha infine deciso i delegati che partecipaeranno all'Assemblea regionale di Modena, il 24 e 25 novembre e ha preso visione del documento del comitato nazionale, che stabilisce il rinnovo dei direttivi provinciali ogni quattro anni, e fissa il limite massimo di eleggibilità a due mandati.
(Informazioni rielaborate dal testo pubblicato da Libertà del 15 novembre)
Rivolgo i miei complimenti all'associazione e un "in bocca al lupo" al Presidente!! Con queste "Vacche Magre" dovremo convivere per un bel po' quindi si impone un risveglio di energie sopite e il massimo impiego di quella creatività basata sull'esperienza che contraddistingue gli anziani attivi.

martedì 11 novembre 2008

Dibattito sul welfare locale

Ci sono tre notizie, a cui il quotidiano Libertà di Piacenza ha dato opportuno risalto, che invitano a una riflessione.La prima è la denuncia dell’aumento della lista d’attesa per entrare in casa protetta più che raddoppiata rispetto allo scorso anno che Luigi Rabuffi, presidente della Casa Protetta Vittorio Emanuele, presenta con forza e con evidente passione. Mette in evidenza la mancanza di risposta e sottolinea che gli anziani in attesa sono curati a domicilio dai famigliari e dalle badanti. “Non c’è niente di male” dice “ ma se fanno domanda per avere un posto in casa protetta significa che la ritengono una soluzione migliore e sarebbero più soddisfatti se quel posto ce l’avessero”. Lo stesso Rabuffi ricorda che le case protette di Piacenza non soddisfano la richiesta costringendo ad adottare la soluzione domiciliare che però non sempre è percorribile e spesso non è agevole né opportuna né per l’anziano né per la famiglia.La seconda notizia riferita da “Libertà” riguarda un intervento di Giovanna Palladini, assessore ai servizi sociali del comune di Piacenza, il titolo: “La via da promuovere è la cura dentro la famiglia”. I dati riportati dalla Palladini parlano del trend demografico e della pressione sociale derivante dalla presenza sempre più numerosa di grandi anziani. 1.070.000 euro è quanto il comune di Piacenza versa alle case protette a copertura di rette di anziani non autosufficienti privi dei mezzi necessari assorbendo l’80% delle risorse del fondo per la non autosufficienza. L’assessore alla fine dice chiaramente che la via che si promuove, anche in armonia con le indicazioni della Regione Emilia Romagna, è quella della domiciliarità, vale a dire del mantenimento dell'anziano non autosufficiente in famiglia. Tra pareti domestiche e nell'affetto dei propri cari. C’è l’assegno di cura:circa 400 famiglie godono di un assegno staccato dal Comune su fondi regionali.La terza notizia offre la chiave interpretativa del fenomeno.La Conferenza sanitaria ha esaminato l’atto di programmazione dell’AUSL su cui si andrà presto al voto. Si sottolinea che “in Sanità non basta elencare i bisogni, servono soldi” Dopo la presa di posizione del sindaco Roberto Reggi, durante la recente Conferenza provinciale del welfare altri sindaci mettono il dito nella piaga.Non è sufficiente redigere un piano dei bisogni del nostro territorio. Questo atto di programmazione deve essere corredato da un piano di sostenibilità economica: “non possiamo nasconderci che avremo a disposizione ancora meno risorse di quanto ipotizzavamo qualche tempo fa”. Ciò è quanto i sin dacvi dicono in provincia di Piacenza. “Dobbiamo confrontarci con le risorse: il documento triennale è indubbiamente molto ben fatto, è capillare, preciso, stilato da persone che conoscono il territorio. Ma come tutti i documenti programmatici, deve essere accompagnato da un piano di sostenibilità economica che tenga conto delle risorse disponibili a tutti i livelli: Stato, Regione, Provincia, distretti, Comuni. Non possiamo negare che stiamo attraversando un momento difficile, e che le disponibilità degli enti locali sono sempre più limitate”. Fin qui la cronaca.La riflessione.Non è solo a Piacenza, così va dappertutto in Italia. La risorse sono finite a tutti i livelli ma nessuno lo vuole ammettere. Nessuno crede di esserne responsabile e tutti si affrettano a dire che bosogna garantire il finanziamento dei servizi chiedendo soldi allo stato, alle regioni..ecc.. Ma bisogna proprio dirlo: siamo stufi di sentirli questi politici, che non hanno mai colpe che spostano le responsabilità a dritta e a manca basta salvare la faccia. Il domiciliare è diventato il luogo dove si rispettano gli anziani perché stanno a casa. Certo, è vero, ma è anche vero che a casa la badante e tutto il resto lo paga la famiglia! Qualcuna sa esattamente cosa costa? e qualcuno si è mai domandato che razza di servizio fa una badante? che formazione ha ricevuto e di quale professionalità è dotata?È ora di un po’ di onestà non è colpa dei cittadini se il rapporto tra anziani e lavoratori è sempre meno favorevole, non è colpa di nessuno, ma il singolo cittadino ha bisogno di risposte e la politica le deve dare. Il Ministro Sacconi ha pubblicato il “Libro Verde”dove dice le stesse cose, ma siccome non ha altri organismi al di sopra non può dire che le risorse gli devono essere date e così propone “La vita buona nella società attiva”.È arrivata l’idea nuova: se volete satar bene… lavorate! Lavorate e abbiate fiducia in voi stessi. Certo questo ci resta aver fiducia in noi stessi. Questa è la parte onesta del messaggio, in fondo basta un piccolo sforzo di interpretazione e si capisce bene che il welfare del futuro sarà un welfare “fai da te”. Tu, lavora, pagati l’assicurazione, pagati la badante, pagati alcune cure, pagati.. pagati ecc ecc .Ok siamo arrivatio alla fine e il ministro lo ammette. Fa come dicevano i nostri vecchi ai figli e nupoti che chiedevano cosa avrebbero avuto in eredità, rispondevano con un po’ di bonatria contadina ironia… “Caro, io non ho niente: ti lascio da vivere… fin che campi!”Ma non siamo disfattisti. Se il messaggio è questo non faremo come troppe volte ho vista fare dai sindacati che non potendo perdere la faccia (e gli iscritti che garantiscono i distacchi sindacali), quando sentono certe cose non ascoltano. Di fronte all’affermazione che non ci sono soldi di solito vengono avanzate richieste di miglioramento economico e i politici magari fanno anche finta di accontentarli. Certo, si sa, a loro brucia non poter soddusafare le brame di chi ha portato voti!Bravi, bravi davvero!Anche noi vogliamo dare soddisfazione e soldi ai lavoratori, anche noi vogliamo operatori soddisfatti!E chi lavora bene se non è soddisfatto?Anche noi chiediamo più attenzione verso gli operatori di base, verso gfli impiegati, le assitenti sociali, le infermiere, i medici, i direttori… tutti, tutti devo essere soddisafatti del loro lavoro e della looro retribuzione.Prima di tutto però dobbiamo render soddisfacente il lavoro: dobbiamo ascoltare sintetizzare decidere. Dare il giusto (e non mi si dica che il giusto non c’è perché è un giudizio soggettivo!) sappiamo che il giusto semplice, quello che tutti capisco, c’è eccome!Che i soldi sono finiti l’abbiamo capito. E allora smettiamola di fare norme che stabiliscono standard di servizio basate solo su risorse materiali. Accontentiamoci di un livello numerico inferiore, facciamo una miglior retribuzione individuale e premiamo la disponibilità accompagnandola con un formidabile impegno di formazione.Rivolgiamoci ai giovani!. Cerchiamo risorse nuove, andiamo nelle scuole a dire che è unitile inseguire una laurea triennale in qualche nuova scienza inconsistente che alla fine creerà dei baristi impreparati o dei commessi di supermercato inappagati!.Invitiamoli a fare un corso da oss e andare a lavorare sapendo che questo è un lavoro importante, non da importare! O almeno non da importare interamente.E smettiamola di credere che le aziende pubblche posano sostenere lo scontro con questa realtà.In Emilia Romagna in applicazione della legge 328 del 2000 si è deciso di effettuare il riordino delle IPAB promuovendo – leggi: rendendo obbligatorie - le ASP: Aziende Pubbliche di Servizio alla persona, e la Regione ha avuto la faccia tosta di affermare che l’ASP deve lavorare in proprio, deve essere un produttore di servizi con suoi dipendenti e una sua organizzazione produttiva, sennò che azienda è? Già, però non le ha dato una fisionomia da azienda agile e flessibile. Ha creato una struttura ancor più complessa dell’IPAB ( Questo a molti non sembrava possibile, ma non c’è limite alla fantasia istituzionale..!)Sappiamo benissimo che non è semplice modificare il retaggio del pubblico che è assolutamente negativo. Tutte le volte che, ai giorni nostri o in passato, si è occupato di produzione (Vedi Alitalia, Ferrovie, Alfa Romeo, per citare esempi eclatanti.) ha portato l’azienda alla crisi.Nel nostro caso, poi, con il peso contrattuale e fiscale del tutto imparagonabile a quello delle coop come volete che sia possibile sopravvivere con un’azienda pubblica più di qualche anno? Presidenti e direttori di nomina pubblica, al di là delle loro caratteristiche personali che potrebbero anche essere idonee, lavorano con la libertà condizionata dagli equilibri della classe politica di un’intera città o di un’ampia zona di provincia. E gli equilibri politici, anche se c’è la “rivoluzione di Brunetta” sono sempre prioritari.Non è che il manager pubblico non sa fare il suo mestiere è che è un mestiere diverso dal manager!!Un’assemblea, un Consiglio, un Presidente, un Direttore e poi?E poi facciamo gli appalti di interi servizi! Ma chi ce la fa fare di sbagliare del tutto e magari dopo dover ripianare i debiti di un’azienda quando si può farla gestire probabilamente con reciproca soddisfazione da altri?Pensate: se le cose non vanno si può cambiare l’interlocutore e comunque, in una certa misura, le lamentele vengono dirottate sul fornitore mentre la politica locale può tenersi la parte interessante dell’azienda: la Direzione, la Presidenza e tanti atri bei posticini…Sinceramente, spero di sbagliarmi!