mercoledì 23 settembre 2009
Corso di alta formazione per i servizisocioassistenziali. Modalità e tempi per chiedere il Voucher alla Regione
“IL MIDDLE MANAGEMENT NEI SERVIZI ALLA PERSONA”
Corso progettato in partenariato con l’associazione ANOSS sezione Emilia Romagna ammesso al Catalogo interregionale di Alta Formazione
DESTINATARI
I destinatari del corso sono persone occupate e in possesso di diploma di scuola secondaria superiore che occupa o che aspira ad occupare ruoli di responsabilità intermedia nel settore dei servizi socio assistenziali alla persona.
In particolare porta ad una specializzazione funzionale alle seguenti figure professionali: Coordinatori, RAA, Responsabili di nucleo/unità operative, Responsabili di servizio nonché educatori impegnati nel settore anziani, disabili e minori ed operanti in:
strutture per anziani (RSA, centri diurni, servizi domiciliari,…)
comunità residenziali e semi residenziali per disabili (fisici e psichiatrici) e minori
centri educativi, centri estivi
OBIETTIVO GENERALE
Obiettivo generale del corso, più che sviluppare una competenza operativa specifica è quello di creare cultura, definire una visione d’insieme dei ruoli professionali di gestione e coordinamento sullo sfondo specifico dei servizi socio assistenziali.
La diversa provenienza, quanto a settore e livello dei partecipanti, è un elemento positivo e irrinunciabile del corso, in quanto l’elemento determinante della proposta formativa è la costruzione condivisa del contenuto in generale di un ruolo (posseduto o a cui si aspira) di responsabilità gestionale nei servizi alla persona. Le esperienze diversificate per settore e livello sono altresì un elemento funzionale alla metodologia di lavoro in quanto utili per porre in condivisione, approfondire e ampliare una visione del mondo dei servizi alla persona.
Il risultato a cui il corso tende, in generale, è il miglioramento della propria condizione professionale, intesa come rafforzamento delle capacità di integrazione con altre professionalità e, nello stesso tempo, delle proprie capacità di sintesi dei problemi operativi. Il corso si prefigge di fornire strumenti per affrontare questi problemi evitando lo stress individuale senza riferirsi ad una professionalità specifica.
FINALITA'
Il corso è rivolto a persone con esperienza di lavoro nei servizi alla persona che si vogliono specializzare in un ruolo di middle management e quindi rafforzare le proprie risorse e sviluppare un plus professionale a supporto dell'efficacia organizzativa e del miglioramento qualitativo di un'azienda di servizi di cura.
SPECIALIZZAZIONE
E’ un corso di specializzazione per sviluppare/acquisire competenze indispensabili per lo sviluppo del SETTORE DEI SERVIZI ALLA PERSONA. Si tratta di un settore in evoluzione verso criteri di maggior qualità (accreditamento entro 2011) e che in quanto settore in crescita può garantire:
o certezza di lavoro
o possibilità di lavoro qualificato e ben remunerato
o possibilità di carriera
Tra le finalità del corso non vi è la certificazione di competenze per progressione di livello e non è un corso di qualificazione per RAA.
CONTENUTI
Scenario sociale e legislativo. Le funzioni del middle management. La comunicazione in azienda. Organizzazione e lavoro di cura. I sistemi di valutazione e governance. La politica per la qualità. Controllo di gestione. I ruoli professionali. La conduzione del personale.
METODOLOGIA
Il carattere del corso è quello di tendere ad un approfondimento di quelle materie che più incidono sugli aspetti psicologici e sociologici e, in generale, quegli aspetti di natura umana che più coinvolgono gli operatori. Tutte le materie verranno trattate partendo da questo presupposto: più che un’integrazione astratta della propria formazione professionale il partecipante deve acquisire un approfondimento di quell’elemento di cultura professionale e umana utile a rendere più facili e proficui i rapporti interprofessionali.
DOCENTI
Il corso verrà tenuto da personale altamente qualificato: docenti universitari ed esperti con conoscenza nel campo della formazione e curriculum professionale nel settore.
MODALITA' DI ACCESSO
L'accesso al corso può avvenire sia attraverso un contributo privato sia attraverso la richiesta di un assegno formativo individuale (Voucher). La domanda per il voucher deve avvenire con la procedura indicata nel sito www.altaformazioneinrete.it entro e non oltre le ore 13 del 2 ottobre 2009. L'erogazione del voucher è subordinata alla verifica dei requisiti e all'ammissione del richiedente alla graduatoria.
Il corso verrà attivato solo al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti (4 allievi destinatari di assegno individuale)
TEMPI E SEDE
Il corso ha una durata di 160 ore a partire da gennaio 2010
Sede del corso Via Mandelli,2 – Piacenza
Il percorso, essendo rivolto a lavoratori, sarà proposto in orari adeguati e concordati con gli stessi partecipanti. Le lezioni saranno diluite nel periodo gennaio-giugno 2010
Al termine verrà rilasciato attestato di frequenza
INFO E ASSISTENZA
Per ulteriori informazioni e assistenza nella compilazione della domanda rivolgersi all'ente gestore del corso:
ENDO-FAP Don Orione
Via Sarmato, 14 - Borgonovo V.T.
Via Mandelli, 2 – Piacenza
tel.0523.347529 – chiedere di Silvia Fava
info-piacenza@donorioneweb.com
giovedì 17 settembre 2009
IL MIDDLE MANGEMENT NEI SERVIZI ALLA PERSONA
Sul quotidiano Libertà di ieri (16-set-2009) è stato pubblicato un inserto promozionale del Corso di Specializzazione "IL MIDDLE MANAGEMENT NEI SERVIZI ALLA PERSONA" - Attività ammessa al Catalogo interregionale dell'Alta Formazione.
il corso è stato progettato in partenariato con l'associazione ANOSS sezione dell'Emilia Romagna.
Di seguito una sintesi del comunicato
DESTINATARI
Persone occupate e in possesso di diploma di scuola secondaria superiore.
FINALITA'
Il corso è rivolto a persone con esperienza di lavoro nei servizi alla persona che si vogliono specializzare nel ruolo del middle management e quindi rafforzare le proprie risorse e sviluppare un plus professionale a supporto dell'efficacia organizzativa e del migliortamento qualitativo di un'azienda di servizi di cura.
CONTENUTI
Scenario sociale e legislativo. Le funzioni del middle management. La comuinicazione in azienda. Organizzazione e lavoro di cura. I sistemi di valutazione e governance. La politica per la qualità. Controllo di gestione. I ruoli professionali. La conduzione del personale.
MODALITA' DI ACCESSO
L'accesso al corso può avvenire sia attraverso un contributo privato sia attraverso la richiesta di un assegno formativo individuale (Voucher).
La domanda per il voucher deve avvenire con la procedua indicata nel sito www.altaformazioneinrete.it entro e non oltre le ore 13 del 2 ottobre 2009.
L'erogazione del voucher è subordinata alla verifica dei requisiti e all'ammissione del richiedente alla graduatoria.
Il corso verrà attivato solo al raggiugimento di un numero minimo di partecipanti (4 allievi destinatari di assegno individuale)
TEMPI E SEDE
Il corso ha una durata di 160 ore e si terrà da gennaio a giugno 2010
Sede del corso Via Mandelli,2 - Piacenza
Al ytermine verrà rilasciato attestato di frequenza
INFO E ASSISTENZA
Per ulteriori informazioni e assistenza nella compilazione della domanda rivolgersi all'ente gestore del corso:
ENDO-FAP Don Orione
Via Sarmato, 14 - Borgonovo V.T.
Via Mandelli, 2 - Piacenza
tel.0523.347529
info-piacenza@donorioneweb.com
mercoledì 16 settembre 2009
Al via un corso sul Middle Management dei servizi assistenziali
L'alta formazione così come prevista dagli accordi interregionali presenta annualmente un catalogo di corsi di riqualificazione professionale nei vari settori dell’economia. La formazione destinata alle posizioni di responsabilità è una delle risposte agli effetti delle crisi economica ed uno degli strumenti fondamentali per uscirne velocemente. Per questa ragione anche nel settore dei servizi socio assistenziali se ne vede un’opportuna applicazione.
l'associazione Nazionale degli Operatori Sociali e sociosanitari sempre attenta alle opportunità di riflessione e studio nel nostro delicato settore ha collaborato con l’ente di formazione ENDO-FAP Don Orione per la progettazione del corso di specializzazione intitolato “Il Middle Management nei servizi alla persona”. Tale corso è dedicato a tutti gli interessati occupati nel settore nelle varie posizioni di responsabilità intermedia che siano appartenenti ad aziende private/cooperative e siano in possesso del titolo di studio di scuola media superiore.
Il responsabile intermedio è una figura professionale fondamentale per il buon funzionamento delle strutture ed è su questa che si può impostare una riqualificazione globale dei servizi sempre più compressi tra esigenze economiche e obiettivi di qualità crescenti e sempre più difficili da conseguire.
Il corso mira a creare responsabili più qualificati nel difficile compito della soddisfazione del cliente rappresentato, in questo caso, non solo dall’utilizzatore del servizio in senso stretto ma anche gli enti pubblici come il comune e tutti coloro che hanno interesse ad un buon funzionamento del servizio nei suoi vari aspetti. I responsabili intermedi sono professionalità non ancora compiute; lo sviluppo che c’è stato in sanità non è nemmeno sfiorato nel nostro settore, quindi, non me ne voglia nessuno, è proprio ora che qualcuno se ne occupi. Magari uscendo un po’ dagli schemi rigidi come quelli che a suo tempo la nostra regione ha imposto creando figure che, non trovando riscontro a livello nazionale, non hanno avuto nello sviluppo della cultura scientifica e nel vissuto pratico e normativo quell’attenzione che meritavano.
La posizione di capo intermedio ci vuole, come in tutte le aziende, indipendentemente dal prodotto, ma l’esatto contenuto professionale può essere deciso a livello di azienda. Ecco perché si può essere a favore di un criterio formativo orientato al middle management in senso generale e non a una figura troppo specificamente caratterizzata.
Quanto agli obiettivi del corso si deve considerare che il capo intermedio nello svolgimento della sua specificità professionale vive permanentemente una doppia esposizione, verso l’alto e verso il basso, nella struttura organizzativa in continuo rimbalzo tra richieste eterogenee, provenienti da due mondi diversi, spesso lontani, se non addirittura opposti e spesso in conflitto. Nel futuro prossimo l’azienda che eroga servizi alla persona sia pubblica che privata dovrà aprirsi a una molteplicità di punti di vista, tutti importanti, tutti necessari per dare una risposta di qualità complessiva sufficiente e capace di sostenere l’azienda nella pesante sfida competitiva che si sta profilando. Questo l’obiettivo: saper costruire le culture e sollecitare le menti verso gli obiettivi necessari a sostenere la sfida futura dei servizi attraverso la creazione di una nuova leadership professionale connotata da una rafforzata capacità di gestire con equilibrio gli impegni economici e gli obiettivi di qualità sviluppando un plus professionale individuato nella capacità di scoprire, rafforzare e rendere disponibili le risorse immateriali dei collaboratori e proprie lanciate a supporto di un nuovo e più umano concetto di integrazione professionale.
Le materie su cui punta l’attenzione son quelle di sempre nei corsi di specializzazione delle attività manageriali nel campo dell’assistenza. Sono lo scenario sociale e legislativo in cui si inserisce il lavoro di assistenza; gli aspetti tecnico-medici che influenzano in modo determinante il lavoro di assistenza. Teoria e pratica di organizzazione aziendale. Il controllo economico di gestione. La politica per la qualità e le norme per la qualità. La gestione per processi e la conduzione del personale. La comunicazione e i supporti informatici. Compatibilità tra obiettivi di qualità del servizio e qualità di vita degli operatori. La conduzione del personale in un’azienda di servizi a persone che vivono in disagio aspetti tecnici, sindacali e psicologici. Ma se in generale le materie sono dei classici quello che è cambiato è lo sfondo culturale su cui queste materie vengono illustrate.
Una recente letteratura parla di “sense making” ritenendo che la produzione di senso all’interno dell’azienda tenda a de-localizzarsi, dal centro alle periferie; ovvero il senso di ciò che l’azienda realizza appartiene più alla base che al vertice. Il senso si origina attraverso l’azione e l’elaborazione e con un attento presidio dell’azione per tutti i responsabili che devono collaborare in una forma operativa efficace di integrazione. Questa è la linea culturale sulla base della quale si è tracciato il programma formativo del corso. Si tratta di un obiettivo formativo nuovo per il middle management delle aziende di servizio ed è ciò che sembra auspicabile. Come si è detto alcuni dei pensieri suesposti sono ricavati da un esempio concreto che può essere visto sul Portale dell’alta formazione in rete Il corso si chiama “Il Middle Management nei servizi alla persona”. L’invito è quello di prendere visione di questo e valutare l’opportunità di iscriversi o far iscrivere i propri collaboratori.
Per maggiori informazioni accedere al sito
http://www.altaformazioneinrete.it/tabid/130/Default.aspx
selezionare Emilia Romagna e Piacenza
Selezionare il corso n°6039 scaricando l’allegato in PDF col la scheda del corso
martedì 8 settembre 2009
Un commento all'articolo sulla carenza di posti nelle strutture per anziani
per avere un posto letto
L'emergenza sui non autosufficienti e le risposte del Comune:
verrà esteso l'incentivo-badanti per pagarne i contributi.
Questo il titolo e il sommario apparso su "Libertà" del 4 settembre.
Commentando l’articolo a firma Soffientini Patrizia complimenti alla giornalista che mette in evidenza un problema vero e grave ma “zero” a colui che ha fatto il titolo. Basta parlare di ospizio, è una parola da dimenticare!
L’ospizio era quel luogo dove si scaricavano i problemi dei vecchi; il posto dove chi non aveva nessuno o che aveva famigliari con poche o pochissime risorse andava a morire in un ambiente pieno di puzza, in cameroni di 12 letti con un bagno in fondo al corridoio, con un infermiere ogni 50 ospiti, pulizie sommarie e cucina adeguata alla classe dell’ospizio.
Da più di trent’anni si chiamano case protette o RSA secondo una definizione prevista dalla normativa nazionale. Anche i nomi hanno la loro importanza. L’ospizio era quella cosa che ho descritto sopra e che non deve più tornare, quel posto che nascondeva al mondo le sofferenze dei vecchi, tolti dalla vista perché disturbavano la serenità dei sani.
Anche i nomi hanno la loro importanza: se continuiamo a parlare di ospizi va a finire che qualcuno ce li ripropone.. già perché è evidente che gestire un ospizio costa meno che gestire una RSA!
Dall’articolo si capisce ciò che del resto a chi conosce l’ambiente era chiaro da un pezzo e cioè che le risorse della Regione e del Comune non bastano a fronteggiare la domanda e quindi si va dritti verso la soluzione a pagamento creando quello che esiste in tutti i mercati: la segmentazione del prodotto per vari livelli di qualità. Non è di per sé una bestemmia (anche se viene messa in crisi l’universalità del diritto -L. 328/2000- come lo Stato avrebbe voluto in tempi forse economicamente migliori)purché tutta l’offerta garantisca i requisiti minimi. Questo è il compito delle istituzioni: accertare che tutti gli enti che producono servizi alle persone anziane abbiano i requisiti minimi di qualità.
L’autorizzazione al funzionamento ha questa funzione e gli enti preposti, cioè il Comune tramite l’Azienda Sanitaria, devono impostare un sistema di controllo meno burocratico e più attento agli elementi di qualità di sostanza. Superfici minime e numero minimo di operatori sono elementi importanti ma non deve essere trascurata la qualità della formazione. Meglio qualche metro quadro in meno per ogni ospite che operatori poco formati e con turn over elevato.
Se si continua ad alzare il livello di qualità formale si continua ad aumentare i costi con riduzione del numero delle persone che possono essere soddisfatte. Si deve si segmentare il prodotto in base però all’intensità del servizio richiesto e trovare un modo corretto per commisurare il prezzo alle caratteristiche.
Se le risorse sono scarse non possiamo aumentare la qualità e ridurre il numero degli anziani soddisfatti, dobbiamo garantire una qualità sufficiente a tutti e l’eccellenza, spiace doverlo ammettere, può andare a pagamento. Se non si farà così con una cosapevole determinazione istituzionale si farà così ugualmente nell’ignoranza o nella tolleranza istituzionale con amplificazione di un fenomeno che già in parte esiste. L’eccellenza fuori dal sistema pubblico, per i pochi che possono permettersela, l’alta qualità offerta dall’accreditamento pubblico ancora per pochi fortunati e per tutti gli altri -tanti- il disagio. O qualità incerta di un sistema domiciliare fai da te con badanti comunque care per quello che sanno fare, o qualità incerta di una casa di riposo non accreditata che basa la sua legittimazione su un’autorizzazione al funzionamento troppo burocratica perché possa garantire alcunché.
venerdì 14 agosto 2009
Welfare e Crisi. Pregiudizi e azione politica
Si ètrattato di un primo momento di incontro e confronto sulle politiche a favore dell'integrazione ponendo come obiettivo l'ampliamento della rete territoriali contro le discriminazioni. Si è parlato anche del progetto del "Forum provinciale dell'immigrazione 2009"
e del progetto "Il volto femminile dell'immigrazione: ricerca - intervento sulle donne immigrate in provincia di Piacenza".
La nota dell'ufficio stampa della Provincia, come rierito dalla LIbertà, conclude affermando che il tutto si è svolto in un clima di collaborazione e di condivisione degli obiettivi e della metodologia da seguire nella programmazione.
Non resta che congratularsi con i protagonisti e in primo luogo col promotore dell'iniziativa acui vogliamo ricordare chetrovare accordo sugli obiettivi è relativamnte facile. Certo molto più facile che ottenere risultati concreti rispetto a tali obiettivi. Troppo forti sono le spinte contrarie e si può fare solo un augurio al neoassessore: essere un campione di slalom, per infilare - giuste - le porte ed evitare i numerosi paletti che si frappongono fra la definizione degli obiettivi e il traguardo.
Invito a leggere gli approfondimenti pubblicati sui blog e ne riporto integralmente uno che può essere interessante.
Welfare e Crisi(W-&-C)
Immigrazione, informazione e pregiudizi
Analizzando i dati dell’ISTAT abbiamo visto diversi fenomeni interessanti culminanti con l’osservazione che i cittadini stranieri che sono e saranno presenti in Italia sono prevalentemente in una classe di età che rende più favorevole il rapporto tra lavoratori e anziani. È chiaro dunque che gli stranieri con la loro esistenza influenzano le caratteristiche del welfare rendendo possibili azioni che richiedono risorse che lo solo strato giovane della popolazione può produrre. Si è detto molte volte e da più parti che l’Italia è una nazione che invecchia e che ciò comporta problemi di gestione dei servizi sociosanitari, ma è chiaro che le difficoltà che si incontrano non sussistono in senso assoluto, ovvero, non è che in Italia non si conoscono le tecniche sanitarie o socio assistenziali, anzi, in molte regioni è stato raggiunto un livello d’avanguardia. È bensì vero, invece, che mancano le risorse per intervenire al livello di numero e di qualità che si richiede, non si tratta semplicemente di mancanza di risorse economiche ma anche di personale adeguato per numero e formazione. Dunque, man mano che il tempo passa, abbiamo sempre più bisogno di attività assistenziali (perché gli anziani aumentano), ma abbiamo sempre meno risorse di finanza pubblica da impiegare (per il peggioramento del rapporto tra anziani e lavoratori), inoltre le professioni socio assistenziali non rappresentano una grande attrattiva per i giovani quindi o non si avvicinano a questo lavoro o lo fanno con scarsa soddisfazione con conseguenze negative sulla qualità della performance e sul turn over. Questa parte del discorso poggia solo su elementi qualitativi, non disponendo al momento di dati statistici appropriati. Attingendo semplicemente all’esperienza personale diretta o indiretta, è possibile riferire che il numero delle operatrici straniere extracomunitarie è in aumento e che nei corsi di formazione di prima formazione, di solito, circa la metà delle iscrizioni sono riferite a straniere. Se a questo si aggiunge l’enorme peso delle badanti si capisce bene che il personale straniero, regolare e non, rappresenta un supporto insostituibile del welfare italiano. Le irregolarità, di qualunque genere e per qualunque fine, non vanno difese, ma ciò che di buono viene realizzato anche attraverso il lavoro irregolare va invece difeso, eccome. Di conseguenza la regolarizzazione delle badanti è un’evidente necessità se non si vuole mantenere uno stato di illegalità forzosa o se, peggio, non si vuole sottrarre alle famiglie il servizio delle badanti stesse. Sarebbe una bella ironia! Perdere il servizio di cui ho bisogno, che sono disposto a pagare, che mi dovrebbe dare lo stato che invece non ha risorse sufficienti, risorse che aumenterebbero regolarizzando..! sembra un gioco di parole, ma se si riflette è la pura e semplice verità. I numeri sono altissimi anche se evidentemente è impossibile determinare con certezza il numero delle operatrici irregolari. In una stima dell’Università Bocconi si parla di un milione e centomila di cui 500 mila irregolari. La notizia la si può trovare commentata in diversi siti tra i quali quelle riportati in nota.
“Per prepararsi al nuovo scenario è indispensabile una mentalità più inclusiva e capace di guardare gli immigrati non come gli “altri”, i diversi, gli estranei (e, secondo alcuni, i devianti), bensì come nuovi cittadini, compagni di strada in grado di fornire un nuovo apporto al nostro sviluppo. Quanto sta avvenendo in Italia è stato in precedenza sperimentato da molti altri paesi europei e d’oltreoceano, in diversi dei quali gli italiani stessi sono stati immigrati. Come più volte ha sottolineato la Chiesa, l’immigrazione può apportare notevoli potenzialità allo sviluppo locale, ma richiede attenzione e accoglienza, in un quadro certo di diritti e di doveri”. Così si esprime la Caritas nell’introduzione del Dossier Immigrazione 2008
La ricercatrice dell’IRS di Milano,. Daniela Mesini apre un suo articolo ricordando che per fronteggiare i bisogni di cura degli anziani non autosufficienti un numero sempre più elevato di famiglie si rivolge al mercato privato assumendo direttamente una badante e sostenendone la spesa. Ricorda che le stime prima della sanatoria del 2002 si attestavano su percentuali molto alte di lavoro irregolare (addirittura oltre il 70% secondo Censis – 2002). Al di là delle stime e delle cifre esatte, comunque esisteva ed esiste un segmento consistente di operatrici (è noto che prevalentemente il fenomeno riguarda l’immigrazione femminile) e di datori di lavoro che hanno preferito non procedere a regolarizzazione. L’autrice sottolinea che, anche se “l’occupazione privata nell’ambito del lavoro di cura tenderà a crescere grazie al progressivo invecchiamento della popolazione, e ai ricorrenti tagli alla spesa pubblica, non è automatico che le regolarizzazioni in questo comparto sia direttamente proporzionale all’aumento degli occupati. Questo era vero nel 2005 e ancor più lo è oggi dopo tutte le politiche “anti” che sono state messe in atto. Il reato di immigrazione clandestina recentemente istituito all’interno del pacchetto sicurezza, anche se sono previste possibilità di regolarizzazione proprio per le badanti attualmente presenti, rappresenta un ulteriore elemento di disaffezione rispetto ad un inquadramento definitivo e regolare del lavoro di badante. La tolleranza che c’è stata fin’ora rispetto al fenomeno è ampiamente giustificabile se si pensa che la situazione di irregolarità favorisce enormemente i datori di lavoro che da un lato risparmiano i costi burocratici, le imposte e le ritenute e dall’altro hanno un arma vera e propria da usare verso l’immigrata per trattenerla in uno stato di assoluta dipendenza, per non dire di schiavitù.
Se già prima della sanatoria del 2002 si temeva che l’effetto non fosse del tutto garantito, in conseguenza di del modello migratorio che si è affermato in Italia caratterizzato da molta fluidità con frequenti avvicendamenti, figuriamoci adesso dopo le prese di posizione ufficiali rispetto a tutto il problema dell’immigrazione in qualche caso vista e interpretata come una minaccia per la sicurezza. Alla scarsa propensione a rimanere e stabilizzarsi per ragione del puro e semplice desiderio di ricongiungersi alla famiglia nei luoghi d’origine dopo un periodo di “lavoro forzato” si somma oggi un ulteriore ragione, evitare vessazioni burocratiche, imposizioni fiscali che possono, in una certa misura, comportare una riduzione del reddito e quindi un allontanamento dell’obiettivo, che continua ad essere prevalentemente quello di contribuire in modo determinante alla creazione del fondo necessario a costruirsi una casa in patria. La regolarizzazione verrà ancora in gran parte evitata con un allontanamento di quello che invece sarebbe il più interessante obiettivo di stabilizzazione dei rapporti e l’incremento della formazione professionale delle addette.
Sembra idea condivisibile che gli alti e bassi della politica e in genere dei responsabili dello sviluppo sociale in Italia ha finito per giustificare uno Stato che si sottrae ad alcune importanti responsabilità avendo ridotto drasticamente le potenzialità di investimento sul settore socio assistenziale. Se rendiamo la vita difficile alle badanti e alle famiglie dobbiamo pensare a nuovi programmi (a meno che valga l’opinione che siamo di fronte a un’enorme “bufala” per cui si parla di sicurezza per nascondere quella venatura xenofoba che al nord ha assunto una consistenza notevole e si parla di welfare di comunità per confondere la visione di uno Stato che per il benessere degli anziani non ha più niente da spendere). In realtà sarebbe urgente la creazione di un sistema più razionale dove l’assistenza domiciliare viene erogata attraverso una struttura per maggior garanzia sia degli immigrati che di coloro che hanno bisogno del servizio. Tutto dovrebbe passare attraverso le istituzioni, ma in modo leggero, assolutamente leggero per non compromettere il livello di costo e soprattutto per rispettare i principi di libertà organizzativa degli enti erogatori e dei privati. Dovrebbe essere intensificato il processo di formazione delle badanti che molti enti locali hanno avviato, ma per fare questo è necessaria una certa durata della permanenza altrimenti l’investimento formativo non assicura adeguato ritorno. Purtroppo sappiamo che il lavoro illegale, più o meno tollerato dallo Stato, continuerà anche perché la domanda, anche se presumibilmente in crescita, non ha caratteristiche strutturali tali da offrire sufficienti garanzie alle organizzazioni. Ogni famiglia che ha bisogno del servizio sa di avere un bisogno temporaneo che vuole risolvere nel modo meno traumatico possibile sia sotto il profilo affettivo sia sotto l’aspetto economico. Soldi da spendere ce ne sono pochi: all’interno di pensione e accompagnamento bisogna risolvere tutto con il minor disagio possibile per il familiare non autosufficiente.
Dunque un gran numero di badanti si è riversato in Italia in prevalenza dai paesi nati dalla dissoluzione dell’URSS con un pensiero in mente: guadagnare il denaro sufficiente per costruirsi una casa al rientro in patria che prima si può fare meglio è. Il livello di istruzione può anche essere medio/alto in quanto è economicamente meglio fare la badante in Italia che una professione più alta nel paese di origine. La loro condizione è stata definita un “servitù di passaggio” (A. Castagnaro – 2002) costituita sostanzialmente dall’inserimento di manodopera più o meno qualificata in regime di assoluta flessibilità con un certo vantaggio, da un lato, per il singolo o meglio la singola famiglia, ma certamente inidoneo, dall’altro, a creare relazioni stabili tra l’assistente familiare e un certo territorio o un’istituzione pubblica o privata. L’urgenza di soddisfare i propri bisogni ha escluso la costruzione di un progetto a medio/lungo termine adatto veramente alla situazione italiana. Si è guardato solo al problema di sistemare il proprio anziano in un modo ritenuto migliore del ricovero in RSA che, per la cultura tradizionale italiana ancora molto diffusa, è visto come un elemento umiliante e disonorevole e quindi da evitare.
Ora auspichiamo invece uno sviluppo di questa situazione con possibilità di fruire di servizi offerti da personale qualificato. Questo del resto è l’unico passo avanti che è possibile fare.
Rispetto a questi obiettivi il “pacchetto sicurezza” da poco approvato in Parlamento contiene diversi provvedimento che influiscono direttamente sull’immigrazione come le tasse per il permesso di soggiorno e l’inasprimento delle norme sull’espulsione degli immigrati che hanno perso il lavoro. Alla fine queste norme servono a scoraggiare l’immigrazione e rendono difficile e più costosa la vita agli stranieri. Niente da dire in termini politici: è evidente che con questo si è risposto a un sentimento diffuso di paure legate alla possibilità che gli stranieri ci tolgano il lavoro o che vengano per compiere atti penalmente illeciti. In questo modo si legittima la convinzione che l’immigrazione sia un fatto negativo. Così Paolo Giordani e Michele Ruta in un recente articolo pubblicato sulla rivista on line “La voce” “ Una politica restrittiva in tema di immigrazione, come quella adottata dal nostro governo, certamente riduce il numero dei lavoratori stranieri presenti in un paese, ma ha anche l'effetto involontario di allontanare di più gli immigrati qualificati rispetto a quelli meno qualificati. Si resta così intrappolati in una spirale di forti restrizioni e "cattiva" immigrazione. E di pregiudizi che si autoalimentano. Per l'Italia, la soluzione non è inasprire indiscriminatamente le norme sull'immigrazione, ma ripensarle coerentemente con le necessità del paese.
Gli autori nello stesso articolo svolgono una tesi interessante sul rischio di circolo vizioso dei pregiudizi. I pregiudizi determinano paure a volte infondate ma influenzano le scelte politiche perché i politici devono soddisfare i desideri espressi dal popolo che li vota. Le scelte che ne derivano creano difficoltà agli immigrati e ciò porta ad un peggioramento della composizione dell’immigrazione con diverse conseguenze anche non desiderate che determinano una riduzione del benessere generale.
Se la situazione è questa la conclusione può essere una sola: agire selezionando attentamente e confermando le posizioni attualmente attive e positive. Tra queste di sicuro le badanti che fanno molto per il benessere degli anziani e delle famiglie. Forse ci sarà anche qualche operatrice che usa la professione come copertura di altro, ma se si considera che tipo di lavoro è la badante è difficile immaginare che siano tutte o in prevalenza dedite segretamente ad altre attività illecite e penalmente rilevanti. Non si può considerare opportuna una scelta che porta ad un inasprimento indiscriminato delle misure sull’immigrazione. Si vedrebbe invece con favore un atteggiamento rigoroso ma al tempo stesso di favore verso quei cittadini stranieri che sono interessati a quelle professioni di cui abbiamo bisogno e nel nostro campo è chiaro che di bisogno ce n'è
martedì 11 agosto 2009
Vasco Errani prende posizione sul patto per la salute
“Patto per la salute, fondo sociale e per la non autosufficienza, risorse per le aree sottoutilizzate (Fas) e Mezzogiorno: sono mesi che le Regioni, tutte le Regioni, chiedono al Governo una parola chiara su questi temi vitali, per affrontare la crisi e dare un futuro al Paese.”
“Eravamo - e siamo - preoccupati perché dal 2010, se dovessero essere confermate le scelte del Governo, mancheranno 7 miliardi per la sanità italiana. Non solo. Abbiamo visto azzerare il fondo per la non autosufficienza”
Con queste questioni in ballo il Presidente Errani porta un attacco deciso tendente a porre in evidenza le discrepanze che esistono tra realtà e facciata. Ciò non come elemento di scontro tra partiti, tanto che non è mai visibile una lettura semplicemente partitica delle posizioni espresse, ma come contrapposizione costruttiva tra organismi istituzionali.
Ciò si legge con chiarezza nella lettera al Presidente del Consiglio del 2 luglio scorso dove si fa un’ampia premessa sul principio di lealtà da sempre considerato elemento di base del rapporto col Governo. "Le Regioni – afferma Errani – hanno sempre rispettato i propri impegni e con questo stile oggi vogliono affrontare il problema del Patto della Salute".
Le Regioni chiedono l’apertura di una discussione nella consapevolezza della necessità di mettere mano al sistema al fine di introdurre le misure necessarie per un corretto sistema istituzionale e finanziario. In particolare viene posto il problema degli stanziamenti per il 2010-2012 per la spesa sanitaria che, con la riduzione del tetto sulla farmaceutica e la nuova disciplina per la remunerazione delle visite fiscali, vengono di fatto ridotti.
Le Regioni vogliono continuare ad avere un ruolo attivo e sollecitano il Governo a trovare risposte per una indispensabile cooperazione che non potrà svolgersi con efficacia se non affrontando nel merito le questioni aperte. E tra queste in primo piano gli stanziamenti per la sanità e il fondo per la non autosufficienza.
In conclusione un invito concreto: “Si vuole, oppure no, prendere atto che tutte le Regioni italiane andranno in rosso, se non viene corretta la stima del fabbisogno per la sanità?”
Per il testo della lettera al Presidente del Consiglio vai al sito http://www.regioni.it/mhonarc/readsqltop2.aspx
lunedì 10 agosto 2009
Tagli alla sanità - la posizione del vicepresidente di "Italia dei diritti"
Nuovi tagli alla sanità italiana, il commento di Soldà
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti: “ Il sistema sanitario non deve diventare la valvola di sfogo della crisi economica del nostro Paese”
ROMA, 27 luglio 2009 – Secondo i contenuti già noti del dossier riservato del Welfare, la sanità italiana navigherebbe in torbide acque. Nel nostro Paese sarebbero presenti circa 4 miliardi di disavanzo di cui oltre l'83 per cento nel centro e nel meridione con 156 milioni di euro solo a Catanzaro; il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Sacconi, per risolvere questo problema, ha proposto quindi una sorta di deospedalizzazione e di trasformazione degli ospedali periferici in presidi sanitari con tagli a numerosi posti letto.
Roberto Soldà, vicepresidente del movimento Italia dei Diritti, ha commentato: “Il fiume in piena delle spese italiane non deve essere evitato riversando le conseguenze sulla sanità. E’ un controsenso tentare di salvare l’Italia ammazzando i malati, tagliando posti letto e strutture significative. Il modo migliore per colmare i buchi di bilancio è l’ottimizzazione dei mezzi sanitari e la razionalizzazione delle risorse, attraverso controlli più massicci verso coloro che speculano sulla sanità regionale e che sono una delle principali cause della situazione di disagio corrente”.
Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa
Chiara Landi – Ilaria Biancacci
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 - 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: mailto:italiadeidiritti@yahoo.it
sito web http://www.italiadeidiritti.it/
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martedì 4 agosto 2009
Manuale sull'integrazione degli Immigrati a cura della Commissione Europea
Si tratta di un punto delle conclusioni riportate alla fine del primo capitolo del manuale che qui viene riproposta per sottolineare quanto di contraddittorio c'è nel comportamento corrente dei politici nostrani. In Europa non solo accettano ma si fanno promotori di opinioni che, in pratica come governanti ai vari livelli, non sviluppano coerentemente per la necessità di salvaguiardare opinioni, a volte anche minoritarie, nel segno dell'utilità politica.
Di seguito si riporta la prefazione al Manuale redatta da Franco Frattini all'epoca Vicepresidente della Commissione Europea e oggi Ministro degli Esteri
Prefazione
Credo che il presente manuale sarà una fonte d’ispirazione e di idee nuove per tutti coloro che sono alle prese con le sfide e le opportunità dell’immigrazione. La prima edizione del manuale è stata accolta con grande interesse dai responsabili politici e dagli operatori del settore quando è apparsa nel novembre 2004. È stata distribuita in tutta l’Unione europea e ha suscitato reazioni che hanno permesso alla Commissione di capire che stava rispondendo ad un’esigenza reale di condivisione delle informazioni e delle buone pratiche a livello nazionale, regionale e locale. Il manuale è diventato una delle componenti essenziali del
quadro comune europeo sull’integrazione, basato sui principi fondamentali comuni concordati, sempre nel novembre 2004, in sede di Consiglio «Giustizia e affari interni».
La seconda edizione del manuale, elaborata insieme alla rete dei punti di contatto nazionali sull’integrazione, affronta le questioni dell’alloggio e dell’integrazione economica, entrambe di vitale importanza se si vuole che gli immigrati si sentano benvenuti e possano contribuire con le loro capacità e conoscenze alla crescita e allo sviluppo economico dell’UE. Il manuale
prende inoltre in esame il ruolo del «mainstreaming» nel quadro delle politiche di integrazione.
Favorendo il dialogo e la partecipazione, sarà possibile aiutare gli immigrati e i cittadini europei a conoscersi meglio e ad infrangere così pericolose «barriere di diffidenza». Per questo dobbiamo coordinare efficacemente le strutture e i meccanismi creati dai tanti operatori del settore, soprattutto a livello locale. Abbiamo poi la copertura finanziaria per l’integrazione: sentito il Parlamento europeo, il Consiglio ha approvato la mia proposta per la creazione di un Fondo per l’integrazione specifico con un’importante dotazione (825 milioni
di euro per il 2007-2013).
Non apprezzeremo mai abbastanza il valore degli operatori locali, soprattutto nelle città. A livello locale avvengono trasformazioni radicali: le città crescono e le loro popolazioni si diversificano sempre di più, man mano che dal mondo intero giungono immigrati per svolgere quei lavori che la nostra manodopera e la nostra popolazione, che vanno invecchiando, non possono più accettare. Le autorità locali sono le più vicine ai cittadini e le più idonee a dare risposte politiche pronte ed efficaci secondo il principio della sussidiarietà. Per questo
motivo, nell’ottobre 2006, con una conferenza presieduta dal sindaco di Rotterdam, ho lanciato una nuova iniziativa, «Integrating cities», iniziando un riesame delle politiche europee e delle pratiche locali. Da tempo la Commissione è convinta che offrire ai cittadini dei paesi terzi ogni opportunità di partecipazione alla vita della società favorisce il processo di integrazione.
Il processo di integrazione può risultare complesso per i paesi di accoglienza e per i migranti che stanno giungendo in Europa. È pertanto vitale mettere in comune idee e soluzioni vincenti. Mi auguro che, in quanto componente fondamentale del quadro europeo, la seconda edizione del manuale ci aiuterà, come la precedente, a trovare le soluzioni necessarie per assicurare la coesione sociale e la partecipazione attiva alla società di ogni suo singolo membro.
Franco Frattini
Vicepresidente della
Commissione europea
Bruxelles, maggio 2007
Per leggere e scaricare il manuale clicca sul link http://ec.europa.eu/justice_home/doc_centre/immigration/integration/doc/2007/handbook_2007_it.pdf
mercoledì 29 luglio 2009
Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito - Presentazione
Studio e dibattito su questo binomio che condiziona le scelte, la vita delle strutture e dei servizi socio-assistenziali-sanitari. Presentazione
Poche righe per introdurre gli elementi fondamentali a cui si ispira questo progetto di comunicazione.I presupposti da cui muove appartengono all’analisi politica in senso stretto nei diversi territori italiani. C’è il dato demografico che incalza: da anni si osserva un trend di crescita della popolazione anziana più che proporzionale a quello generale. Il dato all’interno di questo è a sua volta incalzante ed è la consistenza numerica dei grandi vecchi con una situazione sanitaria instabile, affetti da pluripatologie e con consumo di beni sanitari in crescita. L’altro dato preoccupante è quello economico che vede, per lo Stato, l’impossibilità di fronteggiare un trend di spesa crescente per i servizi socio-sanitari a cui, da un certo tempo per la crisi in atto, l’impoverimento delle famiglie sulle quali grava la responsabilità e il disagio.Siamo dunque di fronte a un sensibile cambiamento degli elementi di garanzia del welfare ...
.....
Gli obiettivi sono ambiziosi, ma, se abbiamo un cuore, perché non sognare?
Invito tutti i frequentatori abituali e lettori occasionali del blog a partecipare con osservazioni e suggerimenti.
Grazie e buona lettura... continua..
Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito
Le previsioni demografiche
ISTATPrima di qualunque altro approfondimento o analisi relativa ai vari dati relativi all’offerta di servizi è interessante studiare almeno in una certa misura le previsioni demografiche che l’ISTAT mette a disposizione dei ricercatori o anche dei semplici curiosi. Ponendoci a metà tra le due categorie è giusto riconoscere che il presente lavoro pur non aspirando ad un rigore scientifico pari a quello dell’Istituto di Statistica, tuttavia, non è stilato per pura curiosità.C’è l’intento di studiare il rapporto tra il trend della popolazione, l’incidenza degli anziani sul totale e il fabbisogno di servizi. Il tutto confrontato con la verifica, dall’altra parte dei servizi attualmente offerti suddivisi per tipo e quantità. Visto il trend della popolazione è possibile stimare l’incremento del fabbisogno di servizi se lasciamo inalterata l’offerta per tipo e qualità. Così si perviene all’ultimo sforzo di ipotizzare un’evoluzione dei servizi per tipo e qualità per concludere quindi con la definizione di un quadro dell’evoluzione possibile e/o auspicabileL’obiettivo è complesso, dunque bisogna procedere per gradi. Prima di tutto dovremo occuparci del trend previsto per la popolazione
continua..
venerdì 17 luglio 2009
Lettera a Massimo Trespidi
Caro Massimo,
mi rivolgo a te con questo tono confidenziale per assicurare al messaggio la più grande semplicità escludendo ogni formalismo.
Come introduzione voglio sostenere che tutte le scelte politiche che comportano spesa sono scelte di welfare perché, direttamente o indirettamente, rappresentano un costo attribuibile ad attività riferite al benessere delle persone o ad esse negato. Lo Stato, e con esso tutti gli enti locali, non avendo le forze finanziarie per garantire tutto a tutti devono fare delle scelte. Sono indispensabili le spese per pensioni e sanità, sono altrettanto indispensabili le spese a favore dei giovani come quelle per istruzione e formazione, ma sono anche indispensabili le spese di investimento per creare le infrastrutture utili ai settori produttivi e così via. Si potrebbero fare infiniti esempi e tutti alla fine dimostrerebbero l’assunto iniziale: tutte le scelte che comportano spese influiscono in qualche modo sul welfare.
Il welfare-state è stato riconvertito in welfare locale definendo un nuovo criterio di responsabilità e creando una nuova cosiddetta governance del sistema. Con tale nuova governance si ha una più chiara definizione delle responsabilità, un diverso modo di agire e la possibilità di far valere, più da vicino, i propri punti di vista. Ma a nessuno sfugge che, a parte qualche miglioramento per una maggior efficacia decisionale, poco o nulla è cambiato quanto a disponibilità di risorse e al massimo, agli occhi della gente, cambia la figura del responsabile.
Ci sono dei gradini di importanza nelle amministrazioni dallo Stato al Comune passando per Regione e Provincia. Ma ci sono anche le diverse motivazioni politiche di spesa e sappiamo che non tutte influiscono positivamente sul welfare. Lo Stato è lontano, prendersela con lo Stato è inefficace, serve solo da sfogo (piove, Governo ladro!); contano molto di più la amministrazioni locali a partire dalla Regione che , a sua volta però, è abbastanza lontana dai cittadini perché fa programmazione strategica e stabilisce norme di comportamento e di controllo a carattere generale, quindi non direttamente influenti sulla vita dei singoli.
C’è un altro principio a cui secondo me dobbiamo riferirci: sulla ripartizione percentuale delle spese per i vari filoni di attività pubblica, se non vogliamo mettere in crisi il concetto stesso di democrazia, dobbiamo accettare che le scelte fatte dalla politica rappresentano il miglior compromesso possibile. Gli uomini politici decidono le spese con l’obiettivo di far felici il maggior numero possibile di elettori quindi le scelte sono mediamente giuste e tendenzialmente non inique. Il meccanismo del consenso e del voto rappresentano o dovrebbero dare questa garanzia. Quando non siamo d’accordo con chi ha amministrato possiamo e dobbiamo votare diversamente!
Con questi presupposti si arriva a comprendere che le risorse mancano davvero. Qui non è che le hanno dirottate, forse in piccola misura si, ma nella sostanza è proprio vero che le risorse non bastano. Capisco che è difficile ammetterlo, ma forse è meglio decidersi e dirlo. Se dunque le risorse sono finite non nel senso matematico che sono di entità definita, ma nel senso corrente del termine: sono finite, sono finite già da un po’ anche se molti hanno fatto in modo che non ce ne accorgessimo!
Be’, ma allora come se ne esce? Come potremo continuare a garantire agli strati più deboli, come anziano e disabili, i servizi necessari? Quel che sarà possibile, oltre che pagando di tasca, mi sembra chiaro è un miglioramento della performance dell’amministrazione pubblica locale. La politica locale deve garantire il miglior servizio con equità distributiva e con appropriata formazione al personale. Come può il servizio crescere senza aumentare il costo del personale se non migliorando le caratteristiche professionali del personale? Il personale non deve lavorare di più, ma deve lavorare meglio; quindi solo la formazione garantisce una via d’uscita.
Le nuove norme sull’accreditamento in Emilia Romagna, ad esempio, pongono la Provincia al centro di grandi responsabilità di coordinamento e di composizione di un organismo tecnico, mentre per la formazione era già al centro della responsabilità in precedenza.
Ecco dunque chi, a parte il comune, ha qualche carta da giocare per il futuro:la Provincia! La Provincia di Piacenza oggi ha delle potenzialità infinite: siamo all'inizio della legislastura, ci sono movimenti di pensiero notevoli e una crisi in atto che ha spaesato i cittadini. Questo è i,l momento di un'azione innovativa. Rompere gli schemio di una polica vecchia che corre sul binario morto di antiche illusioni di un welfar assoluto e universale. oggi si parla di universalismo selettivo, mi sembra giusto, è i concewtto nuovo che bisogna però riempire di contenuti pratici. ma è lecito domandarsi: come si può fare dell'innovazione se siamo governati da una legislazione confusa e ampia ma molto pervasiva? bene, credo che si debba interpretare la norma conla più ampia discrzionalità; senza remore, senza timore di ritorsioni politche o di esclusione dal consesso deio "giusti" cioè ligi al dettato normativo. Spetta ai giovani uomini della politica locale questo compito e quindi anche a te Massimo!
Smettiamola di dire che le province sono inutili, (tanto non saranno mai soppresse!) e diciamo invece ai Presidenti, e quindi anche a te, che li aspettiamo al varco, che devono farci vedere cosa possono e sanno fare nei settori in cui sono stati investite di responsabilità nuove e strategiche!!!
Con cordialità
Renato Dapero
venerdì 19 giugno 2009
Consulta Immigrazione e mondialità - Riunione del 17 giugno
Prima di tutto la coordinatrice ha riferito i contenuti della riunione delle consulte a livello regionale che si è tenuta il 26 maggio. In tale riunione è stata presentata una ricerca dalla quale emergono gli stessi problemi e le stesse difficoltà che conosciamo qui a Piacenza. l'ibiettivo che biosogna sempre perseguire è che la Consulta non sia solo un punto di incontro, ma un luogo per conoscere il fenomeno dell'immigrazione e il suo sviluppo. si tratta di fare "Ascolto attivo" e sperimentare cose nuove. Nella relazione Edvin ha ricordato che ci sono consulte elette e connsulte come quella di Piacenza che non soo state fatte con elezione. tra le consulte elette una aveva realizzato un sito.
I punti criticio rilevati asono sempre i soliti e si evidenziano nella difficoltà a costruire un livello di fiducia con l'Amministrazione. Questo dunque vale in tutta la regione e la conclusione è che dobbiamo lavorare sempre con costanza anche se il dialogo è difficile.
Si è poi ripreso il discorso della realizzazione di un evento di incontro tra giovani delle varie colture e religioni. incontro che dovrebbe svolgersi con una relazione illustrativa sui contenuti della religione islamica e attraverso un dibattito i ragazzi adolescenti. Da realizzare in autunno.
prima si dovrebbe poter realizzare invece l'ncontro sportivo tra i ragazzi. Era già stato programmato e si potrà fare ai primi di settembre.
Si parlato della possibilità di realizzare un opuscolo sui "Diritti e doveri" coinvolgendo il responsabile dei servizi sociali di Fiorenzuola dove hanno fatto un'esperienza simile ai fini della cittadinanza. Se ne occuperà Edvin e col supporto di Tatiana dell'ufficio partecipazione del comune.
Alla fine si è parlato del "Premio NADA" di cui abbiamo pubblicato a lato il regolamento.
A proposito dell'edizione di quest'anno del premio la proposta è di assegnarlo a una donna italiana in deriga alla regola definita dalla Consulta nel 2006 di richiedere il requisito di essere straniera. Il regolamento prevede altresì una procedura di presentazione delle candidature da parte delle associazioni e poi tra queste scegliere la persona da premiare. ma il caso di quest'anno è perticolafre e suggerisce di assegnare il riconsocimento come "premio speciale" a favore di Silvia Razzini che ha dedicato le sue forze, fino all'ultimo giorno di vita per aiutare le donne straniere nell'integrazione.
Si tratta di un riconoscimento dovuto a una persona meritevole e troppo prematuramente scomparsa .
lunedì 15 giugno 2009
30 maggio. Presentazione PdZ 2009-2011 e Programma attuativo 2009
Come da programma ci sono stati interventi dell'assessore Giovanna Palladini, di Maria Gamberini (Dir. del Distretto AUSL Città di Piacenza) e Giorgio Prati (Dirigente del settore Servizi Sociali e Abitativi del Comune di Piacenza.
A questi sono seguiti tre interventi tecnic di natura specifica di Luciano Fornaroli in qualità di coordinatore dell'area Responsabilità familiari, Elena Libè coordinatrrice dell'area Esclusione sociale immigrazione e dipendenze e, infine, Luigi Squeri coordinatore dell'area Non autosufficienza.
I concetti principali che sono emersi mostrano la volontà di incentrare ogni ragionamento di tipo progammatorio sulla nbecessità di non fare "elenchi di sogni" ma programmazioni concretizzabili anche grazie alla capacità della risorsa personale impiegata. Il secondo grande principio informatore che è stato ribadito da tutti gli interventi con diversa e appropriata declinazione è quello dell'Integrazione che lungi dal poter essere considerata una sovrastruttura deve svolgersi come un elemento che costituisce patrimonio culturale di ciascun operatore.
ANOSS Ha preso parte alla presentazione e con un breve intervento ha ricordato la collaborazione dell'associazione al progetto della Cionsulta "Anziano sicuro" ed ha espresso soddisfazione per le modalità dichiarate dagli enti di avviarsi verso una forma moderna di integrazione che , almenio nell'intento, corrisponde alla visione che l'ANOSS sta incominciando a definire e proporre.
Ha condotto la giornata come moderatore, Giuseppe Magistrali, Responsabile del nuovo Ufficio di Piano del Distretto Città di Piacenza
sabato 6 giugno 2009
Consulta Servizi Sociali - Primi passi del Progetto "ANZIANO SICURO"
Il gruppo aveva lavorato in più riunioni partendo da una proposta tecnica presentata dall’associazione “Lumen”. La proposta finale, dopo un’opera di ristrutturazione tesa a valorizzarne i contenuti ma soprattutto a promuoverne la realizzabilità, porta il titolo di
“Anziano Sicuro – Programma di azioni a favore della sicurezza della popolazione anziana”.
Elemento fondante del progetto è il fattore della sicurezza nel duplice significato di integrità fisica e stabilità delle relazioni affettive e socio-economiche.
Le azioni possibili in base al progetto si muovono secondo quattro linee che sono:
► correggere e prevenire situazioni e comportamenti a rischio:
► creare e consolidare relazioni sociali ed affettive
► promuovere abitudini di fruizione delle risorse sociali e culturali della Città
► sostenere i famigliari e/o chi si prenda cura (care givers) degli anziani
Dalla realizzazione del progetto ci si possono attendere alcuni risultati sintetizzati come segue:
· miglioramento della percezione di sicurezza e delle relative condizioni effettive,
· sviluppo della prevenzione al fine di favorire la domiciliarità
· differimento della non-autosufficienza grazie a una vita più sicura e indipendente
· riduzione degli incidenti domestici
· aumento della consapevolezza sulle possibilità di “invecchiamento attivo” e partecipazione
Oltre ai volontari delle associazioni iscritte sono da considerare come attori fondamentali del progetto le altre consulte (Viabilità, Cultura, Ambiente,Sport ecc.), i Servizi Sociali del Comune, l’Assessorato alla Salute e l’Azienda USL. Si deve ricordare che i capitoli 3 e 5 del Piano triennale contengono molte indicazioni rispetto alle quali bisogna essere coerenti e conseguenti.
La trattazione del progetto ha fatto sviluppare un’ampia e articolata discussione che ha visto numerosi interventi di sostanziale conferma e sostegno alla proposta.
Da Ferrari (Ass. Priscilla), a Brignoni (Ass. Bambino cardiopatico) e a Miglioli (Ass. Don Franco Molinari) vengono, sia pur con espressione diversa, una condivisione di carattere generale con una sottolineatura al fatto che l’intervento deve da un lato coprire momenti non soddisfatti dalla sanità pubblica e dall’altro deve assolutamente essere integrato con gli indirizzi del Piano di Zona.
Altre associazioni come quella dei Vigili del Fuoco, Gioco Bimbi e ANOSS per bocca dei relativi rappresentanti rispettivamente Piga Camillo, Vesna Mitrasinovic e Renato Dapero hanno offerto disponibilità di intervento in specifici punti del pro getto. In particolare i Vigili del Fuoco hanno confermato un intervento sui rischi domestici, Gioco Bombi un intervento di terapia creativa e ANOSS un intervento formativo ai care givers.
Tutte le altre associazioni presenti ( Volontariato Vincenziano, Parkinsoniani, Lumen e CIF) hanno confermato il loro sostegno precisando (Lumen) l’interesse per la realizzazione di conferenze tese ad una verifica sui ritorni che si possono avere per assicurare lo svolgimento di azioni concrete ed efficaci
Concludendo la riunione il coordinatore Dino Giorgi ha affermato che il documento deve essere considerato un proposta in sviluppo e che rappresenta la base da condividere con le strutture operative del Comune e con l’Assessore affinché sia inserito nell’ambito delle politiche e degli interventi del Comune.
Tutti i presenti si sono dichiarati d’accordo su questa linea ritenuta adeguata a valorizzare l’opera della Consulta stessa e sulla necessitò di realizzare appena possibile un incontro con l’Assessore e i suoi organismi tecnici.
giovedì 23 aprile 2009
Consulta Servizi Sociali - Riunione del 17 aprile

Dopo ampio dibattito e analisi dei problemi che è sembrato opportuno trattare si è vista un'elaborazione presentata dall'associazione Lumen. L'elaborato è stato giudicato ottimo e di notevole spessore culturale e formativo ma allo stesso tempo, proprio perchè rilevante, anche di difficile realizzazione con le forze che la consulta può mettere in campo.
Così è stata assunta la decisione di elaborare un progetto, per così dire, in "scala ridotta" che pur rimanendo nell'alveo della proposta più ampia si dispone come uno strumento meno oneroso e più duttile.
Il testo approvato dal gruppo prende il nome di "Progetto Anziano Sicuro"
Il progetto, partendo dai dati ISTAT, dal Profilo di comunità e dal Piano di Zona si propone di Promuovere la salute e il benessere sociale delle persona anziane e/o in condizioni sociali deboli che per assenza o èprecarietà delle reti socio-familiari sono a rischio di non autosufficienza.
Il progetto è centrato sulla sicurezza non solo come integrità fisica e dei beni materiali, ma anche come certezza delle attività, delle relazioni sociali ed economiche.
Propone azioni atte:
- a correggere e prevenire situazioni e comportamenti a rischio, stili di vita non salutari, incidenti domestici ecc.
- a creare/consolidare relazioni sociali ed affettive (vicinato solidale) sicure per scongiurare l'isolamento e la solitudine, per rafforzare il concetto del ruolo attivo dell'anziano nella comunità
- a sostenere i famigliari e/o chi si prende cura (care giver) degli anziani in condizioni di precarietà sociale, affettiva e sanitaria.
Tutto ciò aumenta la consapevolezza dell'importanza di un "invecchiamento attivo" e aumenta la partecipazione alla vita cittadina con risultati complessivi ancora migliori grazie alle "azioni di sollievo" per famigliari e care giver.
Il documento prevede la realizazione del progetto grazie ai volontari delle associazioni in azione sinergica con le istituzioni Servizi Sociuali e Abitativi del Comune, Assessorato alla Salute, Solidarietà e coesione sociale, nonchè Azienda USL.
Quanto prima il progetto verrà definito in tutte le sue forme, approvato dalla Consulta in seduta plenaria e presentato all'Amministrazionbe comunale.
L'iter è ampio e complesso con una certa inevitabile lentezza, ma la miglior cosa è svolgere un corretto lavoro per la presentazione e condivisione di un progetto che ha visto la partecipazione attiva di diversi soggetti. Conoscere a fondo i problemi, studiare soluzioni coerenti e sostenibili è la prima parte, ma fondamentale è il coinvolgimento attivo di tutti gli attori cui è demandato la realizzazione pratica o il sostegno dell'iniziativa.
Oggettivamente sembra un buon progetto e anche "ben avviato".
giovedì 16 aprile 2009
Consulta Immigrazione e Mondialità - Riunione del 15 aprile
L’ordine del giorno di questa riunione della Consulta era tutto impostato sul problema della comunicazione e del dialogo.
Alla premessa introduttiva svolta dalla Coordinatrice della Consulta Edvin Shehu è seguito l’intervento dell’Assessore Giovanna Palladini per dare importanti chiarimenti sulla vicenda del luogo di culto per i cittadini di religione Islamica che molto ha fatto discutere negli ultimi tempi e ha provocato rimbalzi di notizie a volte non completamente corrette. L’assessore ha tenuto a precisare la posizione sostanziale della Giunta Comunale che è di assoluto rispetto della libertà di culto che deve poter essere esercitato in un luogo adeguato, sicuro e dignitoso. Le perplessità manifestate riguardano il fatto di aver anticipato l’apertura di un luogo mentre la discussione e le trattative erano in corso creando qualche sensazione di malessere evidentemente dovuto a difetti di comunicazione in generale. Ora – ha ricordato l’assessore - l’Amministrazione comunale è in attesa di una proposta che arrivi in modo partecipato da tutte le rappresentanze del mondo islamico per concludere un percorso condiviso in modo che nessuno si senta sfiduciato e assuma le decisioni con più sicurezza e nessun pregiudizio. Questo ovviamente è importante per togliere dubbi e paure che gusterebbero un clima che invece sia da parte dell’assessore sia di tutti i presenti lo si vuole mantenere sereno e proficuo.
La discussione è proseguita con numerosi interventi tutti tesi alla ricerca di strumenti di sviluppo della comunicazione interculturale e della comprensione delle esigenze reciproche. Sono emerse alcune idee partendo proprio dal problema religioso e dal fatto che per le nuove generazioni delle famiglie islamiche c’è un grave rischio di crescere senza un sostegno etico-religioso. Il problema è la mancanza di religiosità prima ancora che di dottrina tant’è che da molti è stata mantenuta l’ora di religione ai figli a scuola a maggior ragione perché oggi in quell’ora non si fa insegnamento di dottrina cattolica ma uno studio più ampio sulle religioni. Si è pensato al coinvolgimento di un prete cattolico che abbia una particolare sensibilità assumendo (Tatiana) l’onere di contattare la persona adatta. Si è pensato anche ad un’attività finalizzata all’incontro tra giovani adolescenti appartenenti alle diverse culture per favorire la conoscenza e un dibattito che potrebbe essere introdotto e guidato da un “vero” esperto di Islam. Si è pensato anche al coinvolgimento di una insegnate laica di religione per favorire l’incontro e il dibattito tra giovani. Si cercherà il contatto giusto e se ne parlerà operativamente alla prossima riunione preventivamente fissata per il 6 maggio prossimo.
L’augurio è che la Consulta possa prendere una posizione e un ruolo nel dibattito per favorire il più possibile l’attività di integrazione tra le persone di diversa etnia nella consapevolezza che ciò meglio si può realizzare in un clima di fiducia generato dalla conoscenza che annulla gli effetti della “sindrome del diverso”. La conoscenza della differenza e delle sue ragioni è lo strumento che trasforma “il diverso” da pericolo a risorsa.
(R. Dapero)
domenica 5 aprile 2009
Progetto “LiberaMente”

Prendendo spunto da queste esperienze e da altre avviate sul territorio italiano, ANOSS propone “LiberaMente”, un’iniziativa a sostegno delle famiglie che stanno affrontando il problema dell’assistenza ad un loro componente affetto da demenza, rielaborando gli obiettivi del sostegno psicologico attraverso la proposta di iniziative terapeutiche. L’iniziativa è rivolta soprattutto ai care givers, ma, nello stesso tempo,intende offrire al malato un’occasione di “inclusione” attraverso attività finalizzate alla socializzazione, relazione, svago, senza tralasciare peraltro intenti di riabilitazione cognitiva, come la musicoterapia, l’arteterapia come meglio illustrato dalla seguente figura.
Il progetto, in sostanza, prende in carico una situazione familiare complessa, il cui nodo centrale è la malattia di un componente, in una situazione in cui rivestono grande importanza gli aspetti relazionali, psicologici, affettivi ed emotivi che si intrecciano con quelli più tecnici riferiti alle varie problematiche legate alla progressiva perdita di autonomia del malato.
L’azione di sostegno, allora, deve essere esercitata mediante opportuni strumenti lungo due direttrici distinte: quella del caregiver e quella del malato. Soltanto così si può pensare di ottenere significativi risultati in termini di riduzione dello stress e di miglioramento della qualità dell’assistenza.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Il percorso formativo nel suo complesso si propone di :
a) fornire ai familiari degli anziani con problemi cognitivi momenti di approfondimento di aspetti medici, psico-sociali, riabilitativi e di gestione della vita quotidiana connessi con la demenza;
b) proporre strategie di comportamento efficaci nella cura e nell’assistenza dei malati;
c) accrescere la competenza dei caregiver (persone che assistono) nella comunicazione col malato, con particolare attenzione alla comunicazione non verbale, e nella gestione degli aspetti psicologici e relazionali che coinvolgono l’intero nucleo familiare;
d) facilitare la conoscenza della rete dei servizi esistente sul territorio e di nuove iniziative possibili;
e) ridurre lo stress del caregiver attraverso l’esperienza di terapie non farmacologiche e tecniche di rilassamento (musicoterapica, terapia del massaggio)
f) contrastare il senso di esclusione dei malati di demenza offrendo loro un’occasione di svago e socializzazione;
g) rallentare il decadimento cognitivo del malato attraverso la proposta di attività di stimolazione cognitiva.
CONTENUTI
Per il familiare:
Ø informazioni di base sulle varie forme di demenza;
Ø problemi di vita quotidiana con il malato;
Ø principi di corretta alimentazione, igiene e problemi vari legati al nursing ed alla somministrazione dei farmaci;
Ø la comunicazione e la relazione con il malato, principi di comunicazione non verbale;
Ø la relazione del sistema familiare e particolarmente del caregiver con il sistema dei servizi socio-sanitari ed assistenziali della rete: nodi critici e funzionalità;
Ø i disturbi del comportamento: come riconoscerli e come affrontarli;
Ø le implicazioni emotive del caregiver: paura, sensi di impotenza e di colpa;
Ø simulazioni di esperienze di vita reale;
Ø sedute di terapie non farmacologiche e tecniche di rilassamento.
Per il malato:
Ø attività di socializzazione e relazione proposte da animatore / arteterapeuta;
Ø sedute di stimolazione cognitiva,
Ø sedute di arteterapia.
I moduli prevedono 30 ore per i familiari e 30 ore gli anziani ammalati di demenza, per un complessivo di 60 ore, suddivise in incontri di due ore ciascuno.
DESTINATARI
15 coppie composte da persone affette da demenza di varia natura di grado lieve o moderato e loro familiare caregiver.
ASPETTI ECONOMICI
Per l’intero corso che comporterà l’impiego di complessive 90 ore tra docenza e attività di supporto oltre ai locali e al materiale d’uso si richiede un contributo di € 4.000,00
ANOSS intende condividere le finalità del progetto con il Consultorio Aziendale per le demenze senili e di collaborare con lo stesso nell’erogazione del servizio.

